Confessioni di un consulente IT

The Social Network

Posted in Lavoro by pigreco314 on 18 giugno, 2011

Da qualche mese la nostra azienda è finalmente su Twitter, Facebook e LinkedIn.
Abbiamo aperto anche un blog che a me sembra niente male (ok, ci scrivo anch’io).

Ma che fatica convincere i colleghi ad usare questi mezzi di comunicazione e avere la possibilità di parlare del proprio lavoro in maniera originale e raccontare la propria storia, la propria “versione dei fatti”.

Non mi sembra poi così male aggiungere al proprio curriculum un link a quell’articolo del blog in cui spiegate in maniera convincente come secondo voi si gestisce un progetto di successo, quali brillanti risultati avete ottenuto e come siete riusciti a spaccare il mondo, voi e il vostro team.

Leviamo via la polvere e le ragnatale, please!

Karl Lagerfeld’s design specifications

Posted in Business Analysis, Lavoro by pigreco314 on 21 maggio, 2011

Original Sketch by Karl Lagerfeld - Special Collections FIT

Se siete sviluppatori di software, la prossima volta che vi arriva sul tavolo un documento di design specifications di, diciamo, difficile interpretazione e non immediata comprensione prima di dare inizio alle vostre “geek lamentations” e infastidire i colleghi business analyst e solution architect riflettete sul fatto che le povere (si fa per dire) sarte che lavorano per i grandi stilisti di moda come Karl Lagerfeld, per esempio, si devono basare su roba come quella qui a fianco per realizzare gli abiti concepiti nella mente dell’Artista.

Bellissimi, splendidi schizzi ma pur sempre schizzi e guai a sbagliare le proporzioni, l’ampiezza del bavero, la lunghezza della manica.

Comunque Karl è un genio è il suo sito internet è uno dei più originali che abbia mai visto.

Poveraccio il web developer…

Fare l’amministratore delegato di un’azienda pubblica

Posted in Italia, Lavoro by pigreco314 on 7 marzo, 2011

Nella puntata di quel gioiello di giornalismo televisivo che è Presa Diretta andata in onda ieri e intitolata “Parentopoli” l’ex-amministratore delegato dell’ATAC, tale Adalberto Bertucci, ha fornito una interessante interpretazione di cosa significhi ricoprire una funzione apicale in un’azienda pubblica. Per inciso l’ATAC (l’Azienda Tramvie ed Autobus del Comune di Roma) non è propriamente un’azienda pubblica bensì una società per azioni il cui azionista di controllo è però il Comune di Roma.

Sentite qua.

Si dà il caso che il Dott. Bertucci sia un “consulente del lavoro”, cosa che affermo non perché ne abbia prova diretta o indiretta ma semplicemente perché lui stesso lo ha affermato durante l’intervista del giornalista di Presa Diretta.
Si dà anche il caso che l’ATAC, nel periodo in cui il Bertucci ne era amministratore delegato, necessitasse di una consulenza inerente il diritto del lavoro (o simile) e che pertanto abbia pensato di stipulare con il proprio AD un contratto di consulenza da oltre 210 mila euro: una decisione approvata dal consiglio di amministrazione duranta una riunione temporaneamente abbandonata dal Bertucci nel momento in cui si effettuava la votazione.

Io vorrei sapere se è pratica normale che un’azienda che ha bisogno di un servizio di consulenza che un proprio dipendente è in grado di fornire per esperienza o formazione, stabilisce con questo dipendente un
contratto aggiuntivo oltre allo stipendio per acquistarne le prestazioni.

Io credo che ogni dipendente, a cominciare dall’amministratore delegato, debba mettere a disposizione della propria azienda tutte le proprie capacità professionali, magari creando attorno a sé un team di colleghi che trovino in questa attività ulteriore stimolo e opportunità di crescita professionale. Così le aziende coltivano i propri talenti e contribuiscono alla formazione di una cultura aziendale.
Ovviamente sta poi all’azienda creare un sistema premiale in grado di riconoscere, possibilmente in maniera tangibile, il contributo dato da ogni dipendente al raggiungimento di obiettivi di particolare rilievo.

In quanti siamo rimasti a pensarla così?

Per inciso, il Dott.Balducci si è dimesso qualche mese fa dalla carica di amministratore delegato dell’ATAC, perché sotto la sua sapiente gestione i conti hanno raggiunto un passivo di più di 120 milioni di euro. E nonostante ciò pensa di fare causa all’ATAC per il mancato pagamento della prestazione di consulenza (non è dato sapere se questa sia stata effettivamente erogata).

Diciamo che se venissi a sapere che un collega si è comportato alla maniera del Sig. Adalberto Bertucci gli direi che ha una faccia come il culo.

Amichevolmente.

Qualcosa di nuovo

Posted in Lavoro, Storie Aziendali by pigreco314 on 27 gennaio, 2011

da OJR

Da un paio di mesi mi occupo di qualcosa di nuovo. Dopo dieci anni di professional services mi occupo ora di “servizi strategici” in un team formatosi recentemente per volontà del nuovo CEO con l’obiettivo di cambiare l’immagine della società, espandere la nostra sfera di influenza oltre le attività che fanno parte del core business aziendale e contribuire al raggiungimento dei famosi cento milioni di dollari mettendosi a fare cose diverse da quelle che abbiamo sempre fatto.

In questi giorni stiamo lavorando al rinnovo del sito web che lanceremo a giorni. Abbiamo completamente rinnovato il layout, aggiunto nuovi contenuti e riveduto profondamente quelli esistenti.

Leggere le pagine del sito web della propria azienda può essere un’esperienza rivelatrice: molte delle nostre sono state scritte in una specie di grammelot post-tecnologico che accumula un’accozzaglia di termini, gli dà un paio di sverniciate di sintassi ma non riesce alla fine a spiegare per quale motivo un potenziale cliente dovrebbe mettersi a fare business con noi.

Avendo ben chiari i limiti dell’attuale impostazione del sito, ci siamo messi sotto a scrivere e riscrivere contenuti migrandoli da un’arida elencazione di “funzionalità” a un chiaro e conciso messaggio fatto di “valori” e “benefici”.

Adottare questo cambio di prospettiva non è stato facile, in particolare per me che mi sono trovato a svolgere l’esercizio in una lingua che non è la mia, cercando di trovare il giusto bilanciamento tra marketing lingo e informazioni di sostanza, soprattutto quando il messaggio andava costruito su prodotti o servizi che non abbiamo ancora compiutamente sviluppato (tipo business intelligence, cloud computing, process improvement, ecc.).

E quando i miei lavori sono stati rivisti dai membri d’oltreoceano del team (incluso il capo), sono tornato ai tempi della scuola elementare con la maestra che correggeva il compito in classe appena svolto.  Tutto sommato è andata piuttosto bene, assai meglio della prima versione dell’elaborato del collega canadese che guarda caso mi è poi stato chiesto di riscrivere.

Un esercizio interessante dal quale ho imparato a valutare con occhio più critico i contenuti dei siti web aziendali.

In arrivo un paio di post sul tema.

noiseFromAmeriKa : Ride bene chi non piange per ultimo.

Posted in Italia, Lavoro, Mercato by pigreco314 on 19 ottobre, 2010

Un sentito grazie al Prof. Michele Boldrin per il gradevolissimo ancorchè effimero massaggino all’ego e all’amor proprio del povero consulente IT.

fonte: the Economist/KPMG

Nel sempre interessante blog Noise From Amerika egli commenta un’elaborazione statistica dei livelli di tassazione dei redditi superiori ai 100mila dollari che mostra platealmente l’avidità del fisco italiano nei confronti di “gente MOLTO produttiva, MOLTO brava, MOLTO dedita al lavoro, MOLTO istruita ed anche … MOLTO scarsa. Gente senza la quale gli altri non sanno cosa fare o fanno, al meglio, le cose che facevano una volta, cose di molto poco valore nel mondo d’oggi. Gente senza la quale la stragrande maggioranza degli “altri” rimane improduttiva e continua a fare cose che valgono 20mila all’anno al più invece di mettersi a fare cose che, magari, valgono 30mila (+50%) o 40mila (+100%!) all’anno. Che son sempre meno di 100mila, o di 250mila, è vero, ma sono una valanga di benestare in più di 20mila!

No, non guadagno più di 100mila dollari l’anno, ma in quei cinque “MOLTO” mi ci riconosco assai, al diavolo la modestia.

Il resto dell’articolo lo trovate qui:

noiseFromAmeriKa : Ride bene chi non piange per ultimo.

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Intervista mancata

Posted in Lavoro by pigreco314 on 5 ottobre, 2010

Una cosa del genere doveva ancora succedermi.Dilbert: interview

Qualche tempo fa il raffinatissimo motore di ricerca di Monster.it mi segnala una posizione per “Service Manager (APM/AMS, BPO)” ricercata dalla ditta e*****.it di Milano.

Cosa significhino quegli acronimi non sono ancora sicuro di averlo capito: viene il dubbio che certi inserzionisti usino sigle altisonanti come test di ingresso per capire quanto ingegnoso sei stato nello scovarne il significato o creativo nell’inventartene uno nuovo oppure quanto stupido fosti nel perdere tempo a scervellarti su una sequenze di lettere che ha senso solo per il ristretto gruppo di persone che lavorano al quarto piano della Cenci e Vetri.

Ma tant’è, il contenuto della posizione presentava elementi di interesse, il sito della società risultava abbastanza convincente e il mio CV poteva giocarsi qualche buon numero sulla ruota di Milano.

Quindi mi candido per la posizione.

Qualche giorno dopo parto per gli USA per un meeting. All’atterraggio a N* accendo il cellulare e un sms mi segnala la presenza di un messaggio vocale: un rappresentante dell’azienda di cui sopra mi segnala che la mia candidatura è risultata interessante e vorrebbe incontrarmi.

Richiamo il giorno seguente: dall’altra parte dell’oceano risponde voce giovane, non mi spiega che cosa esattamente sia risultato interessante nel mio curriculum ma ribadisce l’opportunità di un’intervista che fissiamo per il lunedi della settimana successiva. Mi comunica l’indirizzo e il nome della via suona familiare. Il tizio mi informa che non potrà essere presente ma delegherà a un collega, non è in grado di confermarmi ancora il nome della persona che incontrerò ma dice che me lo comunicherà via email al più presto. Mi congedo dal mio interlocutore segnando l’appuntamento sul calendario, poco importa chi si occuperà dell’intervista: mi immagino un team di persone allineato sulla decisione circa la posizione aperta nella propria organizzazione e sulla scelta della mia candidatura.

Rientro in Italia, smaltisco il fuso orario durante il fine settimana senza che nessuna email giunga a confermare il nome della persona che dovrò incontrare in sede di intervista. Lo considero un dettaglio irrilevante e il lunedi seguente giungo con largo anticipo alla sede della società: siamo ancora in agosto e il traffico in tangenziale è ancora simile a quello che doveva essere ai tempi dell’inaugurazione della A51.

Girovago in zona, mi fermo a un bar per una spremuta e realizzo per quale motivo il nome della via risultava familiare: dall’altra parte della strada si trova la sede di una società con cui abbiamo collaborato per qualche tempo. In effetti il flash scatta mentre sono seduto al medesimo bar in cui in passato abbiamo preso qualche caffè con i collaboratori di quella azienda. Mi invento un paio di scuse da tirare fuori nel caso mi imbatta in uno di loro ma non avrò occasione di usarle. Probabilmente molti di loro sono ancora in ferie.

Giunge l’ora concordata, mi presento alla reception e la gentile segretaria mi indirizza al terzo piano dello stabile. Esco dall’ascensore e suono il campanello accanto alla porta a vetri. Mi apre un tizio il cui viso viene automaticamente e involontariamente catalogato come “antipatico” dalla parte sinistra del mio cervello: infatti nemmeno mi saluta o mi invita ad entrare. Entro comunque e mi presento, spiegando per quale motivo mi trovo lì mentre lui mi squadra con sguardo un po’ troppo interrogativo.

Il tizio mi invita ad attendere in piedi davanti a una specie di banco reception privo di receptionist. L’ambiente è fighetto, arredamento moderno in alluminio e vetro rigorosamente pensato per dare un’immagine giovane e dinamica del posto di lavoro, colore aziendale (verdino brillante) esposto su vari componenti d’arredo in maniera tutto sommato sobria. In giro facce un po’ troppo serie, in alcuni casi tese. Zero sorrisi, manco uno è apparso sulla faccia del tizio che mi ha “accolto”. Di lì a poco questo mi ripassa davanti chiedendomi nuovamente con chi avessi appuntamento: spiego di nuovo e l’aggettivo “lento” si accompagna mentalmente all’antipatico di prima.

Lo vedo interpellare un collega dall’altra parte di un vetro, che mi guarda per poi interloquire con Mr.Simpatia: non ci vuole HAL 9000 per capire che non hanno idea di che cosa ci faccia lì. Evidentemente il genio che mi ha contattato e fissato l’intervista non ha lasciato detto a nessuno dell’appuntamento, ed ecco il motivo per cui non ho ricevuto nessuna email con l’indicazione del fantomatico sostituto che avrei dovuto incontrare.

Attendo solo che qualcuno venga a farsi carico della patetica figuraccia: mi ripassa davanti l’antipatico dicendo che stanno cercando di mettersi in contatto con il genio. Trascorre qualche minuto e Mr.Sorriso ritorna accompagnato da un collega con la faccia da neolaureato ma per lo meno un filo contrita, sembra in imbarazzo per la situazione e finalmente accenna a scusarsi per l’inconveniente.

L’altro invece ha la faccia tosta di dirmi che evidentemente il fatto che non abbia ricevuto alcuna comunicazione circa il nome della persona incaricata dell’intervista stava a significare che l’incontro non era da considerarsi realmente fissato.

Mi compaiono davanti agli occhi una serie di possibili risposte mentre lo guardo con commiserazione:

  • “Pensavo che questa fosse un’azienda seria, probabilmente l’intervista sarebbe stata una inutile perdita di tempo. Per me.”
  • “Corsi di comunicazione e soft skills non se ne fate qui vedo”
  • ” Mi fa parlare con il suo responsabile?” (un classico, ma assai efficace)

Alla fine adotto un basso profilo e mi limito a far pesare la mattinata buttata nel tombino, la mezza giornata di permesso sciupata, ecc.

Il collega più gentile accenna a chiedermi di lasciare un recapito in modo che qualcuno (ovvero il genio) mi possa ricontattare. Rispondo che il mio numero quello già ce l’ha e che se desidera parlarmi sa dove trovarmi. Arrivederci.

Nei giorni successivi in maniera assai poco sorprendente nessuno richiama per scusarsi, nemmeno per dire “abbiamo scherzato, cose che capitano”: probabilmente sta ancora cercando di ricordare a chi aveva lasciato detto che sarei capitato lì in sede quel lunedi mattina.

La settimana dopo lascio un commento a Monster.it segnalando l’accaduto. Nessuna risposta nemmeno dal loro Customer Care. Complimenti anche a te, Monster.

Giusto oggi passando in rassegna le nuove opportunità, trovo un altro annuncio interessante. Decido di candidarmi e poco prima di premere “invia” l’occhio cade sul nome della società: toh, chi si rivede, la vecchia e*****.it.

Confermo l’invio non prima di aver aggiunto una lettera di presentazione coi fiocchetti: vediamo un po’ se qualcuno si fa vivo anche questa volta.

Calma piatta

Posted in Lavoro by pigreco314 on 19 luglio, 2010

Calma piatta by Olga

Sono in Calabria per qualche giorno di riposo e in occasione del matrimonio di un vecchio amico,impiegato negli USA presso una delle multinazionali italiane di maggiore successo.
Non ero mai stato in questa regione e mi fa specie constatare lo stato di degrado della costa tirrenica lungo la strada che da Lamezia Terme porta a Cittadella del Capo, 85km più a nord, affacciata su un mare stupendo.
Viene naturale il paragone con la costa egiziana del Mar Rosso da Sharm-el-Sheik a Marsa Alam e il suo fiorire di villaggi turistici, ricchezza inestimabile del Paese nordafricano.
In queste settimane ho spedito un discreto numero di CV a destinatari segnalati da Monster.it e a qualche head hunter scovato in rete. Finora sono tutti quanti finiti più o meno nel nulla. Non mi aspettavo ovviamente reazioni immediate ed entusiaste, ma almeno un “grazie, le faremo sapere” anche da un risponditore automatico, quello sì.
Diversi contatti li ho recuperati tramite la recente Fiera Virtuale del Lavoro di Monster.it. Decine di inserzioni di cui una manciata abbastanza in linea con il mio profilo e le mie preferenze. Alcune inserzioni per posizioni di non chiaro interesse erano curate da società attive nel settore quadri e dirigenti a cui ho inviato candidature “libere”.
Perplesso per la mancanza di professionalità degli inserzionisti,rileggo per l’ennesima volta il mio curriculum di due facciate A4, che quando non esplicitamente richiesto altrimenti spedisco sempre in italiano e inglese, pensando che forse dovrei enfatizzare un po’ di più la lista delle esperienze di successo, e la lettera di presentazione nella quale dovrei mostrare maggior genuino interesse per la posizione offerta.
Prendo nota e mi riprometto di mettere in pratica alla prossima candidatura.
Quel che è certo è che tutta questa attività in rete (Monster.it, LinkedIn, candidature dirette presso headhunters, ecc.) non ha prodotto finora risultati di rilievo; cosa che mi convince che sempre di più che, prafrasando un detto assai volgare, tira più un filo di networking che un carro di curricula.

Ma la scarsa efficienza del mezzo non mi spinge tanto a ridurre quanto a incrementarne l’utilizzo.
Viviamo in tempi di crisi, tra qualche giorno supererò le quarantuno primavere e l’anno prossimo cambieremo casa. Anche dieci anni fa un simile cambiamento (matrimonio,casa,famiglia) portò con sé una nuova esperienza lavorativa.

Forse che i tempi per quanto difficili siano ormai maturi?

Business Analyst Certification Program

Posted in Business Analysis, Cultura, Lavoro by pigreco314 on 7 marzo, 2009
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IIBA® is a registered trademark owned by International Institute of Business Analysis.

Ho iniziato un paio di mesi fa il percorso di certificazione per Business Analyst offerto dall’ International Institute for Learning: Business Analyst Certification Program (BACP).

Il corso verte sul contenuto del Business Analysis Body of Knowledge (BABOK® v1.6, sta per uscire la v2.0), l’equivalente della PMBOK dei project manager. Tuttavia la certificazione BACP non è equivalente alla certificazione Project Manager Professional  e per diventare un business analyst professionista occorre acquisire la certificazione CBAP® (Certified Business Analyst Professional) fornita dall’International Institute for Business Analysis (IIBA®) (sorta di equivalente del Project Management Institute) attraverso un esame simile a quello richiesto per i PMP.

La spina dorsale del percorso di apprendimento è costituita dalle 6 Knowledge Areas della BABOK®:

  • Enterprise Analysis (EA)
  • Requirements Planning and Management (RP&M)
  • Requirements Elicitation (RE)
  • Requirements Analysis and Documentation (RA&D)
  • Requirements Communication (RC)
  • Solution Assessment and Validation (SA&V)

La versione mind map delle knowledge areas e dei relativi task la trovate qui: BABOK® Knowledge Areas

Il programma BACP si articola in 4 corsi:

  • Business Analysis Fundamentals: 12 ore (se siete già PMP, dà diritto a 12 PDU)
  • Facilitation Skills: 18 ore (18 PDU)
  • Writing and Managing Requirements Documents: 12 ore (12 PDU)
  • Business Processes Modeling:18 ore (12 PDU)

I corsi si seguono online attraverso il meccanismo delle virtual classroom che devo riconoscere essere piuttosto efficace.

Ogni corso è seguito da un esame della durata di un’ora da effettuarsi online entro trenta giorni dal completamento del corso corrispondente: 30 domande sul contenuto del corso, della BABOK® e su situazioni da analizzare.

Ho superato il primo esame due settimane fa (punteggio 28/30).

Il Business Analyst non coincide esattamente con il ruolo di Solution Architect, presente nella nostra organizzazione, che si fa carico di trasformare i requisiti in una soluzione software nell’ambito di un progetto. Il BA è invece la figura preposta a far emergere, documentare, mantenere, verificare e validare i requisiti ed è più coinvolto nel Product Life Cycle (PdLC) più che nel Project Life Cycle (PLC).

Tuttavia, le conoscenze, tecniche e best practices del ruolo del BA sono un prezioso strumento anche per una figura di Solution Architect come la nostra. Sullo sviluppo di queste pratiche penso che baserò gli obiettivi del team per l’anno prossimo. Salvo cataclismi…

Bazzicando il sito dell’International Institute for Business Analysis mi sono imbattuto nel blog del loro istituto, molto interessante per gli addetti ai lavori.

Lo trovate qui: http://blog.theiiba.org/

Lavorare Stanca

Posted in Lavoro, Mercato, Zeitgeist by pigreco314 on 25 maggio, 2008

Lavorare Stanca

Originally uploaded by R47.

Pubblicati sul sito del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione (Operazione Trasparenza) i tassi di assenza del personale del ministero.
Per quanto riguarda il dipartimento della funzione pubblica le giornate pro capite di assenza nel 2007 ferie escluse sono state, per funzione (tra parentesi il totale del personale impiegato):

  • FORMAZIONE (14):

    39

  • RELAZIONI SINDACALI (23):

    30

  • AFFARI GENERALI E PERSONALE (107):

    22

  • INNOVAZIONI PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI (13):

    21

  • PERSONALE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI (26):

    20

  • ISPETTORATO (18):

    19

  • CAPO DIPARTIMENTO (21):

    18

  • ATTIVITÁ NORMATIVA (11):

    17

  • COMUNICAZIONE (23):

    16

  • MEDIA COMPLESSIVA (256):

    22

Sono circa 12 anni che lavoro e in tutto questo tempo credo di essere stato assente per malattia qualcosa come 5 giorni.

No ma dico, voi statali, ci state prendendo in giro per caso?