Confessioni di un consulente IT

noiseFromAmeriKa : Ride bene chi non piange per ultimo.

Posted in Italia, Lavoro, Mercato by pigreco314 on 19 ottobre, 2010

Un sentito grazie al Prof. Michele Boldrin per il gradevolissimo ancorchè effimero massaggino all’ego e all’amor proprio del povero consulente IT.

fonte: the Economist/KPMG

Nel sempre interessante blog Noise From Amerika egli commenta un’elaborazione statistica dei livelli di tassazione dei redditi superiori ai 100mila dollari che mostra platealmente l’avidità del fisco italiano nei confronti di “gente MOLTO produttiva, MOLTO brava, MOLTO dedita al lavoro, MOLTO istruita ed anche … MOLTO scarsa. Gente senza la quale gli altri non sanno cosa fare o fanno, al meglio, le cose che facevano una volta, cose di molto poco valore nel mondo d’oggi. Gente senza la quale la stragrande maggioranza degli “altri” rimane improduttiva e continua a fare cose che valgono 20mila all’anno al più invece di mettersi a fare cose che, magari, valgono 30mila (+50%) o 40mila (+100%!) all’anno. Che son sempre meno di 100mila, o di 250mila, è vero, ma sono una valanga di benestare in più di 20mila!

No, non guadagno più di 100mila dollari l’anno, ma in quei cinque “MOLTO” mi ci riconosco assai, al diavolo la modestia.

Il resto dell’articolo lo trovate qui:

noiseFromAmeriKa : Ride bene chi non piange per ultimo.

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Lavorare Stanca

Posted in Lavoro, Mercato, Zeitgeist by pigreco314 on 25 maggio, 2008

Lavorare Stanca

Originally uploaded by R47.

Pubblicati sul sito del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione (Operazione Trasparenza) i tassi di assenza del personale del ministero.
Per quanto riguarda il dipartimento della funzione pubblica le giornate pro capite di assenza nel 2007 ferie escluse sono state, per funzione (tra parentesi il totale del personale impiegato):

  • FORMAZIONE (14):

    39

  • RELAZIONI SINDACALI (23):

    30

  • AFFARI GENERALI E PERSONALE (107):

    22

  • INNOVAZIONI PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI (13):

    21

  • PERSONALE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI (26):

    20

  • ISPETTORATO (18):

    19

  • CAPO DIPARTIMENTO (21):

    18

  • ATTIVITÁ NORMATIVA (11):

    17

  • COMUNICAZIONE (23):

    16

  • MEDIA COMPLESSIVA (256):

    22

Sono circa 12 anni che lavoro e in tutto questo tempo credo di essere stato assente per malattia qualcosa come 5 giorni.

No ma dico, voi statali, ci state prendendo in giro per caso?

Lasciate che i clienti vengano a me…

Posted in Mercato, Musica by pigreco314 on 29 settembre, 2006

La settimana scorsa ho visitato il Top Audio, la famosa fiera dell HiFi che si tiene ogni anno all’Hotel Quark a Milano, insieme al mio caro amico nonché collega V.
Dopo aver perlustrato palmo a palmo i primi due piani di camere d’albergo adibite a sale d’ascolto e sentito un po’ troppo jazz e fusion per i miei gusti, entriamo in una stanzetta dove estasiati audiofili in religioso silenzio stanno ascoltando Hallelujah nell’interpretazione di Jeff Buckley.

V. ed io, al limite dell’ipnosi, prendiamo posto e assaporiamo fino all’ultima nota questa splendida cover del brano di Leonard Cohen, rigorosamente in vinile.
L’impianto è un Audio Note. A me il nome non dice assolutamente niente, ma io non faccio testo visto che di HiFi non so nulla. Scoprirò poi che trattasi di mitica casa produttrice molto famosa e apprezzata dagli addetti ai lavori.

Anche per le mie profane orecchie la resa del suono è stupenda, la sala diventa un luogo isolato dal mondo, perdo il contatto con tutto e percepisco solo musica.

Dopo Buckley, passiamo a Eva Cassidy che canta Fields of Gold di Sting. L’estasi si rinnova.
Mi cade l’occhio sulla copertina di un vinile appoggiato alla parete: è un disco degli SlipKnot, gruppo metal americano, anche se “metal” è forse una definizione di genere un po’ troppo riduttiva per loro. Il gruppo compare in copertina con travestimenti da pagliacci, da spaventapasseri, da “Henry pioggia di sangue” et similia. Indico il disco a V. il quale lo addita a sua volta confessando in seguito di avere pensato in prima battuta che si trattasse di un LP con le colonne sonore degli spettacoli del Cirque du Soleil (mi ha fatto ribaltare).

L’uomo Audio Note che sta dimostrando l’impianto (un signore sulla sessantina con la barbetta bianca e lo sguardo tra lo ieratico e il fuori di testa che parlava inglese ma non era inglese) presume che siamo interessati all’articolo, prende il disco degli SlipKnot (non il vinile bensì il CD “Perché suona meglio del vinile” dice lui) e attacca la banda: improvvisamente la stanza e credo anche buona parte dell’albergo viene invaso da puro metallo sonoro. L’uditorio è indeciso se mandarci a cagare come responsabili del passaggio da Eva Cassidy agli SlipKnot o se far prevalere l’indole audiofila che non può non apprezzare come quell’impianto sia in grado di dominare frequenze e volumi così estremi.

Appagati dalle meraviglie di questo impianto spettacolare ci alziamo e prima di andarcene, da sprovveduti, chiediamo a Mr. Audio Note se non abbia per caso qualche brochure sui loro prodotti.

Il tizio ci guarda quasi sorpreso per qualche istante e poi con il ditino alzato se ne esce con una frase che ci segnerà per la vita:“No, I don’t have brochures. You need to remember what you heard”.

V. e io ci guardiamo tipo “Cos’avrà voluto dire?”.

E capisco che ci sono mercati nel quale pubblicità, marketing, eventi non servono a niente: non sei tu che devi raggiungere i clienti, sono i clienti che vengono a te attratti dalla qualità di quello che vendi, qualità che ha fatto del tuo marchio un mito per intenditori. Si tratta di mercati in cui chi compra è solitamente persona molto competente, interessata ai dettagli, un acquirente estramamente consapevole che non accetta di essere ingannato.

Un identikit che quasi mai si applica ai nostri clienti (specie per la parte che si riferisce alla competenza): mi immagino cosa accadrebbe se uno dei nostri venditori al termine di una dimostrazione, in risposta a una richiesta sulla proposta economica rispondesse: “We don’t have price lists. You need to remember what you’ve seen”.

C’è da dire però che il nostro marchio è per ora molto lontano dall’essere un mito.

E a proposito di miti, signore e signori, ecco a voi Jeff Buckley che visse una vita troppo breve e per sempre rimpiangeremo.

Il suo unico disco, Grace, è musica che si deve ascoltare, anche se non avete un impianto Audio Note.

 

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Sui Pro e i Contro dell’ outsourcing

Posted in Mercato, Outsourcing by pigreco314 on 27 settembre, 2006

Riflettendo sui temi emersi nel post “Il vortice” mi sto domandando se esternalizzare lo sviluppo del software valga veramente la pena e se sia effettivamente compatibile con un business model come il nostro che ha come obiettivo la generazione di ricavi sia dalla vendita di licenze sia dall’erogazione di servizi di consulenza ai clienti per la realizzazione di personalizzazioni (tra le altre cose).

Mi riferisco a un approccio “black box” all’uso dell’outsourcing (che è poi quello che noi vorremmo implementare): scrivi delle specifiche di disegno software che invii agli sviluppatori e ti ritorna indietro il software, una definizione forse un po’ riduttiva visto che sono stati versati fiumi di inchiostro elettronico sull’argomento ma il concetto è quello.

Pro

  1. riduzione dei costi
  2. trasferimento del rischio: non funziona? non ti pago finchè non lo sistemi in modo che io possa fatturare al cliente finale
  3. concentrare le risorse interne su servizi ad alto valore aggiunto per i clienti e meglio remunerati (project management, trusted advisors, ecc.)
  4. facile reperibilità delle risorse: sviluppatori Java, Oracle, C++ si annidano notoriamente sotto ogni tombino
  5. sgravio dei problemi organizzativi legati alla gestione del gruppo di sviluppatori: non è un problema tuo (più o meno)

Contro

  1. overhead richiesto per la gestione dei contratti con i partner in outsourcing: sottoscrizione, rinnovo, negoziazione
  2. aumento del volume delle comunicazioni
  3. processi amministrativi aggiuntivi: emissione ordini, approvazione fatture, ecc.
  4. effetto telegrafo senza fili: il cliente dice A, tu capisci B, lo sviluppatore in outsourcing capisce C
  5. overhead richiesto per il training degli sviluppatori: si assume ovvia conoscenza delle tecnologie standard ma occorre addestrarli sul prodotto che vendi ai tuoi clienti
  6. overhead richiesto per la verifica dei deliverables e il controllo di qualità
  7. manutenzione delle personalizzazioni: non le hai sviluppate tu e allo scadere della garanzia o in caso di fallimento della società di outsourcing… bye bye baby
  8. dissipazione del know-how, specie quando si esagera e si delega all’outsourcing anche attività di consulenza che faresti meglio a tenerti in casa (requirements gathering, scoping phase, ecc.)
  9. sforzo aggiuntivo richiesto nella produzione della documentazione di disegno: del tutto inutile quando il cliente non ne ha bisogno, non ne comprende il valore aggiunto e non ha intenzione di pagartela ma tu sei costretto a scriverla comunque perché qualcuno ti ha detto che non devi più scrivere codice
  10. rischio di corto circuito cliente-outsourcing: accade quando commetti l’errore di mettere in comunicazione diretta le due parti, cosa che può avere diversi esiti nefasti. Per esempio il cliente comincia a fare e disfare i requisiti utente al di fuori di ogni procedura di change control e lo sviluppatore gli va appresso lavorando allegramente sapendo che ti fatturerà time&material. Oppure il cliente mangia la foglia e si domanda perchè deve continuare a pagare il pizzo a te per fare il lavoro del passacarte quando potrebbe contrattare direttamente lo sviluppatore e risparmiare (in maniera piuttosto miope) un sacco di quattrini
  11. “Diamine! Ho detto che si usa l’outsourcing!”, disse il capo. Ed ecco che lo sviluppo di un semplice report che stampa un barcode richiede tre volte il tempo richiesto se lo facessi tu

Per ora, Contro batte Pro 11 a 5 anche se non tutti i punti hanno lo stesso peso e ogni decisione dovrebbe tener conto di fattori peculiari di ogni progetto. Inoltre ognuno di quegli undici punti ha precise contromisure che dovrebbero essere messe in atto per poter utilizzare l’outsourcing in maniera efficace ed efficiente.

Un inizio di riflessione.

Retribuzioni del settore IT

Posted in Mercato, Stampa by pigreco314 on 15 ottobre, 2005

retribuzionisettoreit.jpg


Dal Corriere della Sera del 14 Ottobre 2005.
I Database Manager sopra i 35 anni mi sembrano leggermente sopravvalutati e comunque dopo i 40 voglio fare senz’altro il Country Manager!