Confessioni di un consulente IT

Intervista mancata

Posted in Lavoro by pigreco314 on 5 ottobre, 2010

Una cosa del genere doveva ancora succedermi.Dilbert: interview

Qualche tempo fa il raffinatissimo motore di ricerca di Monster.it mi segnala una posizione per “Service Manager (APM/AMS, BPO)” ricercata dalla ditta e*****.it di Milano.

Cosa significhino quegli acronimi non sono ancora sicuro di averlo capito: viene il dubbio che certi inserzionisti usino sigle altisonanti come test di ingresso per capire quanto ingegnoso sei stato nello scovarne il significato o creativo nell’inventartene uno nuovo oppure quanto stupido fosti nel perdere tempo a scervellarti su una sequenze di lettere che ha senso solo per il ristretto gruppo di persone che lavorano al quarto piano della Cenci e Vetri.

Ma tant’è, il contenuto della posizione presentava elementi di interesse, il sito della società risultava abbastanza convincente e il mio CV poteva giocarsi qualche buon numero sulla ruota di Milano.

Quindi mi candido per la posizione.

Qualche giorno dopo parto per gli USA per un meeting. All’atterraggio a N* accendo il cellulare e un sms mi segnala la presenza di un messaggio vocale: un rappresentante dell’azienda di cui sopra mi segnala che la mia candidatura è risultata interessante e vorrebbe incontrarmi.

Richiamo il giorno seguente: dall’altra parte dell’oceano risponde voce giovane, non mi spiega che cosa esattamente sia risultato interessante nel mio curriculum ma ribadisce l’opportunità di un’intervista che fissiamo per il lunedi della settimana successiva. Mi comunica l’indirizzo e il nome della via suona familiare. Il tizio mi informa che non potrà essere presente ma delegherà a un collega, non è in grado di confermarmi ancora il nome della persona che incontrerò ma dice che me lo comunicherà via email al più presto. Mi congedo dal mio interlocutore segnando l’appuntamento sul calendario, poco importa chi si occuperà dell’intervista: mi immagino un team di persone allineato sulla decisione circa la posizione aperta nella propria organizzazione e sulla scelta della mia candidatura.

Rientro in Italia, smaltisco il fuso orario durante il fine settimana senza che nessuna email giunga a confermare il nome della persona che dovrò incontrare in sede di intervista. Lo considero un dettaglio irrilevante e il lunedi seguente giungo con largo anticipo alla sede della società: siamo ancora in agosto e il traffico in tangenziale è ancora simile a quello che doveva essere ai tempi dell’inaugurazione della A51.

Girovago in zona, mi fermo a un bar per una spremuta e realizzo per quale motivo il nome della via risultava familiare: dall’altra parte della strada si trova la sede di una società con cui abbiamo collaborato per qualche tempo. In effetti il flash scatta mentre sono seduto al medesimo bar in cui in passato abbiamo preso qualche caffè con i collaboratori di quella azienda. Mi invento un paio di scuse da tirare fuori nel caso mi imbatta in uno di loro ma non avrò occasione di usarle. Probabilmente molti di loro sono ancora in ferie.

Giunge l’ora concordata, mi presento alla reception e la gentile segretaria mi indirizza al terzo piano dello stabile. Esco dall’ascensore e suono il campanello accanto alla porta a vetri. Mi apre un tizio il cui viso viene automaticamente e involontariamente catalogato come “antipatico” dalla parte sinistra del mio cervello: infatti nemmeno mi saluta o mi invita ad entrare. Entro comunque e mi presento, spiegando per quale motivo mi trovo lì mentre lui mi squadra con sguardo un po’ troppo interrogativo.

Il tizio mi invita ad attendere in piedi davanti a una specie di banco reception privo di receptionist. L’ambiente è fighetto, arredamento moderno in alluminio e vetro rigorosamente pensato per dare un’immagine giovane e dinamica del posto di lavoro, colore aziendale (verdino brillante) esposto su vari componenti d’arredo in maniera tutto sommato sobria. In giro facce un po’ troppo serie, in alcuni casi tese. Zero sorrisi, manco uno è apparso sulla faccia del tizio che mi ha “accolto”. Di lì a poco questo mi ripassa davanti chiedendomi nuovamente con chi avessi appuntamento: spiego di nuovo e l’aggettivo “lento” si accompagna mentalmente all’antipatico di prima.

Lo vedo interpellare un collega dall’altra parte di un vetro, che mi guarda per poi interloquire con Mr.Simpatia: non ci vuole HAL 9000 per capire che non hanno idea di che cosa ci faccia lì. Evidentemente il genio che mi ha contattato e fissato l’intervista non ha lasciato detto a nessuno dell’appuntamento, ed ecco il motivo per cui non ho ricevuto nessuna email con l’indicazione del fantomatico sostituto che avrei dovuto incontrare.

Attendo solo che qualcuno venga a farsi carico della patetica figuraccia: mi ripassa davanti l’antipatico dicendo che stanno cercando di mettersi in contatto con il genio. Trascorre qualche minuto e Mr.Sorriso ritorna accompagnato da un collega con la faccia da neolaureato ma per lo meno un filo contrita, sembra in imbarazzo per la situazione e finalmente accenna a scusarsi per l’inconveniente.

L’altro invece ha la faccia tosta di dirmi che evidentemente il fatto che non abbia ricevuto alcuna comunicazione circa il nome della persona incaricata dell’intervista stava a significare che l’incontro non era da considerarsi realmente fissato.

Mi compaiono davanti agli occhi una serie di possibili risposte mentre lo guardo con commiserazione:

  • “Pensavo che questa fosse un’azienda seria, probabilmente l’intervista sarebbe stata una inutile perdita di tempo. Per me.”
  • “Corsi di comunicazione e soft skills non se ne fate qui vedo”
  • ” Mi fa parlare con il suo responsabile?” (un classico, ma assai efficace)

Alla fine adotto un basso profilo e mi limito a far pesare la mattinata buttata nel tombino, la mezza giornata di permesso sciupata, ecc.

Il collega più gentile accenna a chiedermi di lasciare un recapito in modo che qualcuno (ovvero il genio) mi possa ricontattare. Rispondo che il mio numero quello già ce l’ha e che se desidera parlarmi sa dove trovarmi. Arrivederci.

Nei giorni successivi in maniera assai poco sorprendente nessuno richiama per scusarsi, nemmeno per dire “abbiamo scherzato, cose che capitano”: probabilmente sta ancora cercando di ricordare a chi aveva lasciato detto che sarei capitato lì in sede quel lunedi mattina.

La settimana dopo lascio un commento a Monster.it segnalando l’accaduto. Nessuna risposta nemmeno dal loro Customer Care. Complimenti anche a te, Monster.

Giusto oggi passando in rassegna le nuove opportunità, trovo un altro annuncio interessante. Decido di candidarmi e poco prima di premere “invia” l’occhio cade sul nome della società: toh, chi si rivede, la vecchia e*****.it.

Confermo l’invio non prima di aver aggiunto una lettera di presentazione coi fiocchetti: vediamo un po’ se qualcuno si fa vivo anche questa volta.

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