Confessioni di un consulente IT

Visti dall’Egitto

Posted in Italia, Storie Aziendali, Trasferte by pigreco314 on 19 gennaio, 2011

Durante lo scorso fine settimana il collega V. si è recato in Egitto, al Cairo, a incontrare un potenziale cliente istituzionale in ambito forense.

La seconda domanda che il paffuto rappresentante delle forze dell’ordine egiziane gli ha rivolto è stata: “Ma cosa sta combinando Berlusconi ?”

La prima è stata: “Come si chiamava quel tizio che cantava…lasciatemi cantaaaare….fieeeero…..italiano veero”.

Altri tempi.

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Perché mi rallegro #9

Posted in Clienti, P.M.R., Trasferte by pigreco314 on 11 febbraio, 2009

Ma che ci sarà da rallegrarsi alla fine di una giornata cominciata con una levataccia alle ore 5.25, proseguita con un volo per Madrid dal mitico F.F. presso il Cliente G* e terminata con un rientro ben dopo la mezzanotte causa ritardo del volo di ritorno?

Innanzitutto ora la stampante di etichette stampa che è una meraviglia. Problemi riscontrati (e risolti) nell’ordine:

  • la stampante era spenta
  • l’indirizzo IP della stampante era in una sottorete diversa da quella del server
  • il package Oracle che gestisce le stampe era basato su una versione obsoleta che sa il cielo da dove è uscita

Accesa la stampante, riconfigurata la coda di stampa di Solaris, effettuato un trattamento cosmetico al package tutto a preso  funzionare.

No, decisamente al telefono non ce l’avrei mai fatta. Era necessario recarsi colà.

Ho pure fatto in tempo a rilasciare una versione 2.0 dell’ Installation Qualification e della Unit Test…muuaahhhaa!

Il pezzo forte tuttavia è arrivato poco prima che terminassi la visita.

Il caro F.F. è un tipo veramente singolare: è spagnolo sui 55 ben portati, dall’età di 5 anni ha frequentato scuole italiane in Spagna, parla la lingua perfettamente ed è felice come un bambino quando gli capita di incontrare qualcuno che gli consenta di mantenere l’allenamento.  Girando per i locali dell’azienda per cui lavora saluta i colleghi in Italiano e quelli gli rispondono pure. Dovrebbe essere premiato come promotore della Cultura Italiana all’Estero.

Per l’ultimo test di stampa era richiesto l’inserimento di parametri di prova e la successiva verifica che questi comparissero in chiaro e in codifica a barre sull’etichetta.

Preso da una frenesia ludica mozartiana cosa mi va a scrivere il buon F.F.?

Parametro 1: cazzo
Parametro 2: cazzate
Parametro 3: cazz00
Parametro 4: buonissime

Vedere uscire una striscia di cazzate da una stampante di etichette nell’ambiente convalidato di una multinazionale farmaceutica mentre F.F. ghignava come un discolo da dietro gli occhiali mi ha fatto dimenticare improvvisamente il peso dell’intera giornata.

La striscia di cazz… ehm di etichette me la sono portata via per ricordo.

P.S.: Sul volo di ritorno mi ritrovo accanto a Costantino Vitagliano e al suo entourage (una morettina un po’ malinconica e un energumeno giocherellone). Il Costa sta diventando la nostra mascotte, visto che il collega V. l’ha beccato settimana scorsa su un volo di ritorno da Roma

Comfort zone

Posted in Storie Aziendali, Trasferte by pigreco314 on 22 maggio, 2008

La fenomenologia del comportamento aziendale vive di mode.

Una delle tante è il falso mito secondo cui per rendere al meglio si dovrebbe uscire dalla propria comfort zone.

Wikipedia fornisce suggerimenti contrastanti:

A comfort zone denotes that limited set of behaviors that a person will engage without becoming anxious.

Ma più avanti aggiunge:

The boundaries of a comfort zone may result in an internally rigid state of mind. A comfort zone often results from unfounded beliefs which, once dispelled, expand the scope of a person’s behaviors within the same environment. A comfort zone may alternatively be described with such terms as rigidity, limits or boundaries, or habit, or even as stigmatized behavior.

Sono un fautore del principio della comfort zone tascabile: esposto a una situazione nuova cerco quanto prima di costruirci attorno una nuova comfort zone identificando ciò che di quella situazione risulta più simile a esperienze già vissute, prendo le misure, faccio previsioni, anticipo comportamenti, faccio domande e profetizzo risposte e quando ottengo conferme ecco lì la nuova comfort zone, nella quale muoversi con disinvoltura, senza ansia, cercando di rimanervi il più a lungo possibile concentrandosi sull’obiettivo finale.

Insomma, io non tendo a uscire dalla mia comfort zone, ma nemmeno ne rimango imprigionato, piuttosto me la trascino ovunque vada adattandola allo scopo.

In viaggio di lavoro verso destinazioni mai viste prima, sull’auto con il GPS che mi guida senza lo stress di consultare una mappa ogni 200 metri, cerco una stazione radio che concili il viaggio (nei dintorni di B* consiglio l’ottima RAC105, ovviamente sui 105Mhz che guarda caso in questo preciso istante trasmette la splendida voce di Shania Twain), mi godo il tragitto pensando alla riunione a cui dovrò partecipare di lì a poco, ripasso mentalmente l’agenda, il piano delle attività.

Giungo a destinazione e faccio la conoscenza di un nuovo cliente e colgo segnali: lo sguardo, il portamento, il tono della voce, com’è vestito, come si muove, come ti stringe la mano. In pochi secondi cerco di capire se collaborerà o creerà problemi e in questo caso mi chiedo il perché, stabilisco un terreno comune: parlare la sua stessa lingua è un grande vantaggio in quanto è più facile essere accettato come un simile e diminuisce il rischio di rigetto, cogli sfumature di espressione che la traduzione in una terza lingua semplicemente distrugge. Forse per questo mi piace tanto studiare le lingue straniere: detesto che la mia ignoranza costituisca un fattore di inferiorità, giochi a mio svantaggio.

Un nuovo albergo diventa la meta preferita per la prossima visita, obbligatoria la connessione internet o il cordone ombelicale che collega al mondo ne risulterebbe penosamente reciso: come potrei pubblicare stramberie sul blog ?

La disinvoltura con cui ti muovi in un ambiente nuovo (quando in realtà ti stai semplicemente muovendo nella tua comfort zone tascabile) colpisce, intorno a te si crea un alone di rispetto e autorità, cominciano a chiederti consigli, gli manchi quando te ne vai-per quale motivo dovrei uscire dalla mia comfort zone? Giù le mani dalla mia comfort zone !

Tutto ciò mi fa venire in mente una delle poche cose che ricordo dello studio della Letteratura al liceo.

Sprezzatura, is a term that originates from Castiglione‘s The Book of the Courtier. It is defined as “a certain nonchalance, so as to conceal all art and make whatever one does or says appear to be without effort and almost without any thought about it”.That is to say, it is the ability of the courtier to display “an easy facility in accomplishing difficult actions which hides the conscious effort that went into them”.Sprezzatura has also been described “as a form of defensive irony: the ability to disguise what one really desires, feels, thinks, and means or intends behind a mask of apparent reticence and nonchalance”

No, non esiste la voce Sprezzatura in Wikipedia Italia, ma ne esiste una su Baldassarre Castiglione che parla anche di sprezzatura e dice:

Come esempio tipico di sprezzatura possiamo addurre il caso dell’attore; a tutti noi pare un pessimo attore quello in cui è palese lo sforzo che compie di recitare, ossia quello in cui ci accorgiamo che sta recitando; ci sembra invece un ottimo attore quello che impersona la parte come se fosse la sua vera natura.

Ammirate uno straordinario esempio di sprezzatura in questo pezzo di bravura di un genio della comicità italiana (e se gradite, non lasciatevi sfuggire la serie di DVD pubblicata dall’Espresso). Prestate attenzione al “Vaaaaa beneeeee” finale che ricorda pallide più recenti imitazioni.

Autostima

Posted in Storie Aziendali, Trasferte by pigreco314 on 11 febbraio, 2007

La scorsa settimana ho tenuto un corso di due giorni e mezzo su Oracle Report.

A un pubblico di analisti di laboratorio e amministrativi che già al pomeriggio del secondo giorno erano in grado di sviluppare report.

All’Università Autonoma di Madrid.

In Spagnolo. Che non ho mai studiato a scuola ma imparato sul campo.

E ho pure azzeccato quasi tutti i congiuntivi.

Sono fico –

Se il cliente avesse pure pagato questa sarebbe da “Perché mi rallegro”.

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Amsterdamned

Posted in Storie Aziendali, Trasferte by pigreco314 on 18 gennaio, 2007


amstel forever
Originally uploaded by AT★5.

Ogni volta che vengo ad Amsterdam me ne capita una. Questa ha a che fare con la furia degli elementi che si sono scatenati sull’Olanda e nel Nord Europa nella forma del ciclone Kyrill che ha fatto chiudere ponti, fermato treni, bloccato aerei e pure causato vittime.

Sveglia alle 4 di mattina, arrivo puntuale a Linate, check-in senza coda alle macchine automatiche, imbarco e partenza in orario. Tutto bene fino a 20 minuti dall’atterraggio, uno dei peggiori della mia carriera di frequent flyer: sembrava di essere su un otto volante. Mentre l’aereo manovrava verso il finger un tizio si è alzato, completamente sbiancato, supplicando di andare in bagno provocando la costernazione delle hostess.

“Are you feeling well?” domandano. Il tizio si siede e non risponde.

Persino durante lo sbarco l’areomobile era scosso dalle raffiche di vento.

Il collega T.v.d.B mi aspettava per accompagnarmi dal cliente U. in quel di Rotterdam. Quattro ore di riunione per contemplare la riscrittura in MS Excel dell’interfaccia grafica del nostro software (sacrilegio!). Non c’è alcuna ragione per cui continuino ad usare il nostro prodotto ma il sistema che hanno messo in piedi esegue diligentemente il compitino, gli utenti si sono adeguati e il tutto si trascina in una consolidata consuetudine senza molto futuro, considerata l’imminente aggiunta di due nuovi siti a Bangalore e Shanghai. Vedremo se ha senso proporre una migrazione: come al solito non avremo alcuna possibilità se non abbiamo dalla nostra parte gli amici del Product Department e il cliente è a rischio.

Di ritorno a Schiphol contemplo la lista dei ritardi. Temendo il peggio per il mio volo di rientro delle 20.45 chiedo di essere spostato sul primo volo per Malpensa. Pago i 50 euro di penale alla splendida indiana del desk Alitalia che ha l’unico difetto di gestire le pratiche con una lentezza squisitamente orientale.

Mi reco alla lounge e osservo en passant che il mio biglietto reca la sigla “CFA” invece di “ULS”: vuoi vedere che mamma Alitalia mi ha regalato un upgrade da Ulisse a Freccia Alata? Staremo a vedere.

Nella lounge di Schiphol niente wireless (antichi!). Scendo quindi al communication center dove approfitto della rete KPN con il giochino di iPass. Controllo sul sito Alitalia lo stato del mio volo e…aaarrrghh! Lo hanno cancellato! Il tabellone vicino a me conferma l’orrendo evento. Chiedo informazioni alla lounge che mi rimanda al transfer desk che mi rimanda al desk Alitalia di prima.

Dopo una coda estenuante e l’evasione a passo di lumaca della pratica di quattro napoletani prima di a me (dormiranno all’areoporto), rieccomi di fronte all’indiana bella quanto Aishwarya Rai, la star di Bollywood.

“Che facciamo? La metto sul prossimo volo per Malpensa?”, “Veramente preferirei Linate” rispondo. Notando che avevo già fatto un cambio poco prima da quello stesso volo la dea mi comunica che ho diritto al rimborso della penale di 50 euro. “Mi rimborsate?” chiedo sorpreso. “Sicuro, sarebbe disonesto non farlo.” risponde lei. Dio ti benedica.

Insomma, eccomi qui di nuovo nella lounge con la speranza che si arrivi a destinazione a un orario umano. Anzi, che si arrivi a destinazione. Punto.

Si sente ancora soffiare forte il vento sulla struttura dell’areoporto.

Domani è il gran giorno: metto le mani sull’iPod da 30Gb che V. mi ha comprato a New York. 260 dollari, 208 euro.

Dormire?

Posted in Storie Aziendali, Trasferte by pigreco314 on 17 gennaio, 2007

Appena rientrato da Barcellona, poche ore di sonno, sveglia alle 4AM e di nuovo a Linate: volo Alitalia delle 6.55 per Amsterdam e visita a U. già programmata prima di Natale e rimandata causa coda per incidente sulla tangenziale che mi fece perdere questo stesso volo.

Riproviamoci.

El Buey

Posted in Storie Aziendali, Trasferte by pigreco314 on 10 gennaio, 2007

Se fate visita a Madrid dovete assolutamente prenotare un tavolo al ristorante El Buey: ce ne sono due ma il menu è identico.

La specialità è un’ottima carne servita cruda da cuocere su piatti roventi accompagnata da un ottima salsa al pepe.

Orgasmico.

Full contact

Posted in R.C., Storie Aziendali, Trasferte by pigreco314 on 13 dicembre, 2006

Domani a Londra con il capo R.C.: incontro all’Institute per una questione di fatture non pagate.

Ho deciso di adottare un basso profilo, una tattica attendista, un approccio neutro.

Questo scheletro non arriva dal mio armadio e non ho nessuna intenzione di gestirlo in prima persona: ho altri problemi, altri scheletri che tengo a bada personalmente.

Il venditore inglese che riportava a R.C. se n’è andato e ora spetta a lui risolvere il problema.

Non guidare la discussione, parla solo se interpellato, non prendere impegni, sii vago.

E speriamo di sbrigarcela in fretta anche se già mi girano al pensiero di buttare via una giornata per due o tre ore di riunione.

Mi porterò la macchina fotografica: Londra manca alla mia lista.

Aggiornamento 15/12/06:

Fosse stato per il capo R.C. avremmo sbagliato indirizzo e girato attorno alla questione. La posizione della controparte è poco difendibile visto che hanno firmato un pezzo di carta in cui accettavano il piano di lavoro e le consegne. Ma si sa, i clienti vogliono che gli si lisci il pelo e quindi dovremmo qualche concessione. Il bilancio della giornata è di 1000€ (tra volo, taxi, treno, pappa) per 90 minuti di riunione e non è niente male. E poi i clienti si lamentano perché costiamo troppo. Risulta abbastanza evidente come il business inUK fosse in mano a pazzi scatenati che per fortuna se ne sono andati, mai troppo presto. A proposito, il capo R.C. da Londra si è recato a Manchester per intervistare il candidato Sales che sostiutisca il recente fuoriuscito: speriamo che ne trovi uno giusto perchè di recente non è stato molto fortunato.

Novembre e Dicembre

Posted in Storie Aziendali, Trasferte by pigreco314 on 3 dicembre, 2006

Si è da poco concluso un “mensis terribilis” che mi ha visto ruzzolare in giro per l’Europa come una palla matta.

Leggo dall’estratto conto delle Mille Miglia Alitalia:

  • dal 5 al 12 Novembre: Parigi (lavoro sì, ma anche un piacevole fine settimana con colleghi e famiglie nella mia città prediletta)
  • dal 13 al 16 Novembre: Amsterdam, dal Cliente X per un training (System Administration) per cui non avevo alcuna risorsa disponibile e ho deciso di eseguire personalmente. Imparate un sacco di cose (anche se ero l’istruttore)
  • 20 e 21 Novembre: pausa in ufficio per un training al mio agente a Monaco, G.M.
  • dal 22 al 24 Novembre: Madrid, il Cliente Y dell’Università
  • dal 26 (domenica!) al 29 Novembre: Watford, Londra dal Cliente Z per un altro training (Oracle Report 10g). Vedi sopra per le motivazioni per cui alla mia età, nella mia posizione ancora sto facendo training (anche se in realtà è una delle cose che mi piace di più fare). Riportati con me in Italia alcuni campioni di Polonio 210 incredibilmente sfuggiti ai controlli dell’areoporto di London Heathrow. Buona qualità, leggero retrogusto amarognolo, va giù che è un piacere.
  • 1 Dicembre: Madrid, di nuovo dal cliente Y per una riunione in cui abbiamo notificato (io e il mio collega e amico P.C.) che ci siamo sostanzialmente scassati la m…a e che il 31 Gennaio 2007 il progetto finirà

Diamo uno sguardo all’immediato futuro:

  • domani (4 dicembre) sarò nei dintorni di Monaco per una riunione di 2 ore. Vado in macchina. Dormirò là. Rientro martedi 5 dicembre e faccio tappa a Bolzano per un’altra riunione a cui parteciperanno anche i colleghi M. e V.
  • 6 dicembre: ufficio, dove lascerò un mezzo chilo abbondante di note spese prima delle agognate ferie.
  • 12 e 13 dicembre: Barcellona
  • 14 dicembre: di nuovo Londra, questa volta downtown per una riunione di 2 ore a cui parteciperà anche il capo del capo, R.C. e possibilmente per organizzare un altro incontro con il mio pusher per un’altra dose di polonium

Per il resto di dicembre dovrei avere ancora un Amsterdam e un paio di Madrid.

Poi Natale.

Accipicchia: è già trascorso un anno…

Stanchezza

Posted in Storie Aziendali, Trasferte by pigreco314 on 5 ottobre, 2006

Ieri notte ho dormito circa tre ore. Sono a B*, penisola iberica, a chiudere le questioni pendenti raccontate qualche giorno fa.

L’hotel NH offre accesso internet wireless tramite quei ladri di Eurospot ma qui intorno è pieno di appartamenti con access point molto poco protetti e sto biecamente rubando banda a uno sconosciuto benefattore.

Trascorsa gran parte della notte di ieri a rivedere e spedire i contratti del bonus ai ragazzi e a scrivere un doveroso email di elogio per i risultati ottenuti nel Q1. Al corso di team management l’anno scorso uno dei più grandi insegnamenti è stato “lodare almeno una volta al giorno”: oltre a far sentire meglio chi lavora con te ti fai anche parecchi amici.
Tutta la giornata di oggi dal cliente a verificare mio malgrado se sono ancora un programmatore decente: risultati accettabili ma domani devo chiudere.

Quindi ora sono un po’ stanchino e non ho nessuna voglia di rispondere a email, approvare time sheets, preparare la demo per venerdi mattina… niente.

Poweroff.