Confessioni di un consulente IT

Perché mi rallegro #10

Posted in Email, P.M.R., Persone, R.B., S.B. by pigreco314 on 18 marzo, 2009

Sarà pure un motivo di rallegramento alquanto puerile ma una cazziata a Cicciopasticcio (alias R.B., alias il nostro Project Management Officer) da parte del capo non è cosa da tutti i giorni.

Il Nostro è freneticamente impegnato nella fase di upgrade del nostro Microsoft Project alla versione 2007. In quale ruolo non è dato sapere. Sulla carta è il Project Manager (nonché Amministratore del Sistema, mah). Come già detto in altro post, l’impresa potrebbe costituire la base per un manuale su come non si dovrebbero gestire i progetti IT.

L’altro giorno Cicciopasticcio ci comunica che il server non sarà disponibile causa manutenzione il tal giorno tra le 6 e le 7 della mattina (Central European Time) e ci chiede di astenerci dall’ utilizzarlo per non compromettere l’operazione.

Ieri, ecco giungere il flame cazziante da un adiratissimo R.B.:

[In grassetto] Nonostante avessi informato tutti della manutenzione blah blah qualcuno tra le 6 e le 7 stava registrando le proprie ore nel sistema blah blah ha compromesso la manutenzione blah blah ho dovuto riavviare la coda dei job (coda dei job? boh!) blah blah [in rosso] considero la disponibilità di Microsoft Project importante blah blah leggete gli email!!!!

Un classico esempio di come, sparando nel mucchio, si colpevolizzano tutti quanti e non si raggiunge lo scopo di sensibilizzare le persone. Anzi, riesci solo a farti dei nemici.

Sulle prime tuttavia, non ho prestato attenzione all’ennesima manifestazione di arroganza del Ciccio avendo cose più importanti a cui dedicarmi.

S.B. invece l’ha preso molto sul serio e ha risposto qualcosa del tipo:

Il tono del tuo email non mi piace, evidentemente chi stava lavorando alle 6 del mattino aveva delle buone ragioni per farlo, in questo modo crei solo stress e frustrazione, se hai il nome dell’individuo e appartiene al mio team fammelo sapere che ci penso io

Il capo (suo, mio e di R.B.) in copia.

A questo punto mi sono inzigato e dopo 24 ore rincaro la dose:

Ciccio, dovresti rivedere il tuo stile di comunicazione, non aiuta a sensibilizzare le persone e serve solo a demotivare coloro i quali tra le 6 e le 7 stavano dormendo, avrei preferito un’ispezione attenta dei file di log per risalire al nome dell’utente ed effettuare un’azione repressiva mirata

Anch’io metto il capo in copia. Pochi minuti dopo mi giunge un messaggio di Ciccio-bofonchiatore (di nuovo il capo in copia) che dice:

Se ho offeso qualcuno, faccio le mie scuse

Come a sottointendere che la mia reazione fosse dovuta a lamentele di gente del mio team e io avessi semplicemente dato voce alle proteste. Caro il mio Cicciopasticcio, non hai proprio capito un kakkio.

Ma dopo due ore giunge il memo del capo, diretto a me, S.B. e un nostro collega team leader d’oltreoceano, M.E.

Ho già avuto modo di commentare a Cicciopasticcio che il tono del suo mail ha probabilmente avuto l’effetto contrario a quello voluto, il grassetto e il colore rosso equivalgono a strillare, avrò un ulteriore chiarimento con lui in seguito, facciamo in modo che questo incidente non danneggi la nostra relazione di lavoro (sic!)  con R.B., ha svolto e sta svolgendo un bel lavoro per il team.

Grazie per la vostra pazienza

E’ la prima volta che il capo presenta il Ciccio come un accessorio di supporto (seppure importante) alle attività del gruppo dei Professional Services, quasi chiedendo di sopportarlo e portare pazienza…

Che goduria!

Aritmetica creativa

Posted in Clienti, Progetti, S.B., Storie Aziendali by pigreco314 on 5 dicembre, 2007

Ci deve essere un virus in circolazione nella zona di B* perché molti dei nostri clienti in quell’area stanno dando evidenti segni di progressivo rinfanciullimento.

L’ultimo esempio è quello offerto dalla mitica C.P., responsabile progetto presso il cliente D.E.

Il progetto, trascinatosi per anni, è giunto a una svolta cruciale nelle ultime settimane.

Lo steering commitee del cliente, addossandoci tutta la responsabilità del mancato obiettivo di validare il sistema (ovviamente iper-personalizzato) ed entrare finalmente in produzione, è sbottato in un clamoroso “Mò bbasta” e ha fermato il progetto preparandosi a chiederci i consueti danni.

Organizzata una task force composta da project manager, account manager e qualche senior assortito abbiamo negoziato un ultimo disperato tentativo di recuperare la situazione.

Innanzitutto sono stati verificati i reclami del cliente circa una presunta instabilità del sistema: è risultato che durante l’arco di alcuni mesi gli eventi relativi a crash del software coincidevano in realtà con i normali shutdown a startup per le operazioni di backup. Vabbè, non sottilizziamo: a rigore, lo spegnimento di un sistema è da considerarsi un crash ai fini del calcolo dell’uptime.

Chiariti questi punti passiamo alle questioni relative ai malfunzionamenti dell’applicativo.

La scena vede i colleghi S.B. e J.A.G. ascoltare le lamentele della C.P. per un report Oracle che non funziona. Il solito incipit: “Il report non funziona punto”.

Parte la procedura di troubleshooting.

Noi: “Cos’è di preciso che non funziona?”

Lei: “La media! Il report non stampa la media!”

Noi: “La media de che?”

Lei (cominciando a innervosirsi): “Mai dei risultati no!? La media dei r i s u l t a t i !”

Noi: “Ok, senti, facciamo così. Cominciamo da capo. Inizializza i dati, inserisci i risultati nel sistema e noi cerchiamo di capire dove si inceppa questo bricconcello, va bene?”

I colleghi osservano attentamente ogni mossa della strega fino al punto in cui deve inserire ‘sti benedetti numeri.

Già: numeri.

Ma chi ha mai parlato di numeri? Invece di inserire una sequenza di “3 4.5 12.45 76.2” cosa ti scrive la megera? “CONFORME”, “NON CONFORME”, “NON CONFORME”, “CONFORME”, “CONFORME”, ecc.

Noi: “Scusa cara, forse ci sta sfuggendo qualche insignificante particolare. Orbene, la media tra 3, 5 e 7 è 5 visto che (3+5+7)/3 fa 5. Fin qui ci siamo. Ci spieghi come sia possibile ricavare un valore medio da una sequenza di valori non numerici?”

Lei: “Che c’entra? Il report deve comunque calcolare la media!”

Noi (il nostro turno di manifestare segni di nervosismo): “E quale dovrebbe essere la media tra, diciamo, CONFORME e NON CONFORME? Qualcosa del tipo SEMI CONFORME oppure NON CONFORME MA QUASI? Insomma come diavolo si calcola CONFORME + NON CONFORME diviso due ??!!”

Lei (affettando la malcelata indulgenza che si riserva ai minus habens): “Se tutti i risultati sono CONFORME è CONFORME se ce n’è almeno uno NON CONFORME è NON CONFORME. Più chiaro di così!”

E questa lei la chiama media. Di quali mirabolanti capacità avrà dato prova la virago per conseguire la laurea, posto che ne abbia una?

La scena si chiude con un J.A.G. scomparso sotto il tavolo (non è dato sapere se per il riso incontrollato o un calo di zuccheri) e S.B. che gli implora contegno e chiede: “Passami le specifiche funzionali”.

Fetish!

Posted in S.B., Storie Aziendali by pigreco314 on 3 luglio, 2006


Immag095-1
Originally uploaded by seaan.

Il mio collega e amico S.B. sta manifestando in maniera sempre più marcata una curiosa indole fetish: di quando in quando mi arrivano sul cellulare MMS con fotografie di questo genere. Per fortuna il soggetto, la nostra amata S., non se la prende, anzi, secondo me sotto sotto non le dispiace essere oggetto di innocenti attenzioni.

Anche oggi levataccia, alle 4.30, volo Alitalia delle 7.40 (incredibilmente in orario) per una gita all’ufficio di D* vicino a Francoforte, a dare il benvenuto del team leader al nuovo assunto G.M. Il poveretto ha avuto peggior sorte visto che si è svegliato alle 3.30 e si è messo in viaggio in macchina da Monaco.
Mi sono riscattato dopo la pessima figura fatta con il neoassunto olandese che non aveva trovato nessuno a dargli il benvenuto (sorvoliamo sulla sensibilità e sui doveri di ufficio di HR Olanda).

Alle 10, webex di un paio d’ore di R.C. che ci ha parlato della strategia per il prossimo anno fiscale. Tra espansioni geografiche, nuovi software, marketing, channel managers ecco spuntare i goal per il prossimo anno: tra gli altri, EBIT 38% e gross margin 55%, manco stessimo parlando a un consiglio di amministrazione o a una riunione di investitori.
Mi domando quando vorremo finalmente porre degli obiettivi funzionali al nostro business: quanto può essere motivante per un project manager un obiettivo sul gross margin complessivo della società, sul quale ha un impatto infinitesimo, e quanto può invece esserlo uno sul margine del progetto che sta gestendo?
Prevedo battaglia domani al team meeting a Barcellona dove questi temi saranno discussi (promemoria: dedicare una puntata a parte al meeting di questa settimana, sicuramente ne vedremo delle belle).

Alle 18.37, nella lounge Admiral dell’aeroporto di Francoforte, scopro che i teutonici sono degli zozzoni: un topolino sbuca da sotto una delle peraltro comodissime poltrone. Informo la signorina alla reception la quale dice qualcosa del tipo: “Già so”. Bene. Prendo e me ne vado prima che la pizza alla banana (!) che ho “gustato” a pranzo decida di effettuare il percorso inverso: questo infatti ci hanno servito dalla pizzeria vicino all’ufficio. Tutte le ordinazioni che abbiamo fatto sono state incasinate e ci è stata consegnata della roba immangiabile…

Procedo verso il gate C1 dove mi scopro anch’io un po’ fetish: fotografo con noncuranza le estremità della tizia seduta di fronte a me al gate.

Fuck!

Posted in Persone, S.B., Storie Aziendali by pigreco314 on 8 ottobre, 2005

Un arcano presagio avrebbe dovuto consigliarmi di rimanere a letto ieri mattina, invece di alzarmi alle 4.30AM, salire in macchina, recarmi a Linate e (tentare di) prendere il volo AZ112 delle 6.55 per Amsterdam: il mio caro collega S.B. ed io avremmo dovuto infatti intervistare due candidati per le posizioni aperte in Olanda.
Ebbene, il giorno prima l’aeroporto di Schiphol è stato chiuso per la rimozione da un campo vicino di una bomba risalente alla seconda guerra mondiale: ritardi, cancellazioni, caos si sono protratti fino a ieri (e uno dei nostri boss in viaggio da Amsterdam a Milano non è potuto partire, che peccato!).
Visto che la situazione non era abbastanza agitata, è arrivata la nebbia a Schiphol.
Morale: 3 ore e 30min di ritardo sulla tabella di marcia, di cui 2 trascorse in aereo.

Per fortuna due avvenimenti hanno allietato la giornata:

  1. Abbiamo il nostro uomo per almeno una delle posizioni aperte in Olanda
  2. S.B. e io, poco prima di uscire dall’area di sicurezza di Schiphol abbiamo incontrato un tipo straordinario

Me ne stavo a fumare una sigaretta sotto una delle magnifiche cappe di aspirazione a disposizione di noi drogati, quando si avvicina un ragazzone biondo col quale scambiamo quattro chiacchere. Riporto quanto più fedelmente possibile il dialogo:

Lui:
“Hey, can we smoke here!? Oh, fuck, I was dying for a fucking cigarette in this fucking airport, fuck!”

Noi:
“Did you have a long trip?”

Lui:
“Long trip? Fuck! Sixteen fucking hours from Vancouver. We stopped in Minnesooda [Minneasota, N.d.R.] for five hours, fuck! I could only have a fucking beer and a cigarette, fuck! We arrived here and, fuck!, I said to my sister: go grab the fucking baggage, I’ll have my cigarette, fuck, just tell me the number of the fucking baggage claim, see you later buddies, fuck!
[Fa una pausa e ci scruta con occhio non proprio vispo]

Are you datchz?

Noi
[avendo inteso qualcosa come “dead”, tipo stanchi morti]: “Oh, yes we were delayed three hours”

Lui:
“No, I said, dutchz, fuck!”

Noi:
“Ducthz?…ooooh! Dutch!”

Lui:
“Yes, datchz. You look like datchz [sarà perchè sono biondo, boh!]”

Noi:
“We are not Dutch, we’re from Italy”

Lui:
“Oh! Italy, fuck!, I like Italians! I knew a guy from Italy, fuck, I can’t remember his fucking name, Polo, Paulo, dunno, fuck…”

Credo che questo tipo stralunato mi rimarrà impresso nella memoria a lungo: durante la lunga giornata, il ricordo di questa chiaccherata ci ha fatto sbellicare più volte dalle risate.