Confessioni di un consulente IT

Progetto Shodan shell: creazione di un repository Git su Google Code

Posted in Geek Corner by pigreco314 on 19 luglio, 2013

In queste settimane di ozio confuso e forzato mi sto trastullando con la vecchia passione della programmazione, sebbene la mia pigrizia non consenta di andare oltre l’immediatezza dei linguaggi di scripting, in particolare Python.

Qualche mese fa mi sono imbattuto nel sito del database Shodan, un crawler che ispeziona gli indirizzi IP pubblici di internet documentando gli header delle risposte restituite dagli host a interrogazioni sulle porte ftp, ssh, http, telnet, smnp. Il database può essere liberamente consultato sia dall’interfaccia web sia tramite API disponibili per i linguaggi Python e Ruby e il protocollo JSON, per utilizzare le quali occorre una API key ottenibile gratuitamente dal sito.

Per semplificare l’accesso al database Shodan tramite le API mi sono divertito a scrivere una mini-shell in Python e a pubblicarla su Google Code.

Di Shodan e della mia shell parlerò in un successivo articolo. Qui mi limiterò a descrivere come inizializzare un repository di progetto su Google Code usando il sistema di revisione di codice Git.

La creazione di un nuovo repository su Google Code è cosa abbastanza semplice a farsi, seguendo le istruzioni che guidano la procedura passo passo. Come strumento di controllo revisione è possibile selezionarne uno tra: svn, git, mercurial. Ho scelto il secondo e per rendere il tutto più eccitante ho deciso di limitare l’utilizzo alla linea di comando evitando front-end grafici come github, Tortoise e simili.

Do per scontato che arrivati a questo punto abbiate già scaricato Git per la vostra piattaforma e creato il progetto in Google Code. Assumo inoltre che stiate lavorando in un ambiente Unix-like, come ad esempio: Linux, Mac Os X, Cygwin, ecc. Infatti, come ben avrete sperimentato voi stessi, operare dalla linea di comando in ambiente Windows è il M A L E e so che seguirete il mio esempio e non vi cimenterete.

Orbene, innanzitutto procuratevi la password assegnata automaticamente da Google Code per i commit del codice accedendo al tab “Source” del progetto e cliccando su googlecode.com password:

GoogleCodeGitPwd

Ciò fatto, nella $HOME del vostro utente create un file denominato .netrc e inserite quest’unica riga:

machine code.google.com login [GOOGLE USERNAME]  password [GOOGLE PASSWORD]

essendo [GOOGLE USERNAME] il nome del vostro utente Google (completo di suffisso @gmail) e [GOOGLE PASSWORD] la password ottenuta come descritto sopra.
Recatevi ora nella directory dove desiderate creare il vostro repository e inizializzatelo con il comando:

git clone https://[GOOGLE USERNAME]@code.google.com/p/[NOME PROGETTO]

dove [GOOGLE USERNAME] è il vostro utente Google ma questa volta senza suffisso @gmail e [NOME PROGETTO] è il nome che avete assegnato al vostro progetto: l’URL indicata sulla linea di comando è comunque la medesima riportata nella pagina “Source, Command-line access” raffigurata nell’immagine sopra. L’esecuzione del comando produrrà una nuova directory nel percorso locale denominata [NOME PROGETTO] e dovrebbe restituire il messaggio:

Warning: You appear to have cloned an empty repository

Il comando crea anche i file di controllo di Git, in particolare la directory .git. Spostatevi in questa directory e con un editor di testo aprite il file config ivi contenuto: vi troverete una sezione

[remote "origin"]

all’interno della quale è presente la direttiva

url = https://[GOOGLE USERNAME]@code.google.com/p/[NOME PROGETTO]

Rimuovete la parte [GOOGLE USERNAME@] in modo che la direttiva alla fine risulti essere semplicemente:

url = https://code.google.com/p/[NOME PROGETTO]

Questa modifica è richiesta per evitare un errore che si manifesterebbe in fase di push delle modifiche al server (maggiori dettagli qui: Using Git and .netrc)

Bene, ora potete copiare i file del vostro progetto nella directory creata dal comando “clone”. Fatto questo, dovrete dire a git quali file vanno sottoposti al controllo di revisione, cosa che si ottiene facilmente con il comando:

git add [NOME FILE]

Procedete poi con il commit dei nuovi file aggiunti:

git commit -m "Inserite il vostro commento qui"

E infine, sincronizzate il vostro repository locale con quello remoto su Google Code:

git push origin master

In chiusura, posso dire che il poco che ho visto di Google Code non mi ha impressionato ed è probabile che in futuro sposti il mio progetto su GitHub, anche perché dallo scorso Maggio, la piattaforma non consente più i download se non tramite Google Drive.

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Inception

Posted in Geek Corner by pigreco314 on 14 giugno, 2011

Come accade quotidianamente ho avviato la virtual machine dove è installato il mio ambiente di sviluppo (host windows, guest windows)
Ad un certo momento ho avuto necessità di collegarmi dall’ambiente virtuale al server negli Stati Uniti ed ho quindi lanciato il client VPN dall’interno della virtual machine.
Mi sono dunque connesso via remote desktop al server sul quale è in esecuzione un VMWare Server e da lì ho aperto una console sul desktop di una delle due virtual machine in esecuzione sul server (host windows, guest linux fedora).

Accidentalmente ho urtato una bottiglia d’acqua che mi si è rovesciata addosso.
Mi sono svegliato.

Vivere nella Nuvola

Posted in Geek Corner, Internet by pigreco314 on 10 febbraio, 2011

Al momento per quanto mi riguarda il concetto di cloud computing si declina in applicazioni web based e ubiqua memorizzazione di massa: GMail (con backup, mi raccomando), Google Documents (idem), Flickr.

In Google Documents, per esempio, tra le altre cose metto copia degli scontrini di acquisto dei prodotti nel caso debba avvalermi della garanzia. La cosa mi è tornata particolarmente utile l’altro giorno quando ho dovuto effettuare il reso del router Sitecom WL-341 che di punto in bianco ha deciso di rifiutare connessioni wifi. Mi reco da Mediaworld con l’apparecchio e la stampa della relativa ricevuta di acquisto. L’addetto getta un’occhiata al foglio e mi fa notare che sullo scontrino manca la data, evidentemente eliminata da un qualche baco della funzione di stampa di Google Documents. Mi sono risparmiato un viaggio collegandomi via Blackberry a Google Documents e girando via email all’addetto dell’assistenza Mediaworld la copia digitale dello scontrino (datato novembre 2009), grazie al quale l’esemplare difettoso mi è stato prontamente sostituito.

Lo storage distribuito mi aiuta inoltre a risolvere un paio di problemi particolarmente fastidiosi legati all’utilizzo su computer diversi di applicazioni come il browser Firefox, il programma iTunes o l’accesso a risorse preziose come il file criptato in cui conservo le mie password.

Per quanto riguarda il problema della condivisione della configurazione di Firefox su computer diversi ho attivato FireSync (escludendo però la sincronizzazione delle password). Ho letto di addons ( per esempio Syphon, nome che non ispira ma pare funzioni bene) che consentirebbero la sincronizzazione anche delle estensioni installate ma per ora non mi sono ancora spinto tanto in là.

Cliccate sull'immagine per avere 250MB extra

Assai più interessante è il sistema di condivisione del file delle password e della libreria di iTunes che ho realizzato usando Dropbox.

Se ancora non conoscete Dropbox vi consiglio di visitarne il sito web e provarlo, non costa nulla: il servizio prevede un’opzione gratuita che offre 2GB di storage remoto. Se create un account seguendo questo link ci sono 250MB di spazio aggiuntivo per voi e per me.

Dropbox crea una serie di directory in una locazione predefinita che mantiene sincronizzate con i propri server e qualunque altro computer che decidiate di collegare al vostro account. A differenza di Windows Live Mesh, Dropbox non consente di mantenere sincronizzata qualsivoglia cartella del vostro filesystem ma esiste uno stratagemma promettente che non ho ancora sperimentato appieno.

Su Dropbox ho memorizzo il file criptato di PasswordSafe contenente le password dei miei account, in modo che aggiunte e modifiche vengano automaticamente trasferite da un PC all’altro. Trovo questa soluzione più sicura rispetto ai password manager online.

Come dicevo sopra, Dropbox mi consente di mantenere allineate le copie della libreria di iTunes (per intenderci il file iTunes Library.itl)  memorizzate su computer diversi.

La cosa è assai semplice a realizzarsi ma se volete una procedura passo passo potete leggere questo articolo su Lifehacker, nel quale viene descritto anche una soluzione basata su AutoHotKey (una piccola perla nel mondo delle utility di cui parlerò in altro articolo) per evitare l’avvio contemporaneo di istanze multiple di iTunes su computer diversi. Non ho adottato questo espediente perché non ho bisogno di condividere la mia libreria di iTunes con altri utenti e quindi l’eventualità di lanciare il programma contemporaneamente su computer diversi sarebbe sbadataggine più che una necessità. Inoltre lo script di autohotkey riportato nell’articolo mi sembra bacato. Infine occorrerebbe anche configurare  iTunes in modo che non venga attivato automaticamente quando si collega un iPod al computer.

Visto che su Dropbox non memorizzo la considerevole mole dei miei brani musicali, tuttora salvati su un disco locale, l’uniformità di accesso ai file da iTunes su computer differenti viene realizzata con un piccolo trucco: al disco che di volta in volta collego al computer viene sempre assegnata la medesima lettera di unità. In questo modo il path di ciascun file è valido indipendentemente dal computer su cui iTunes è al momento in esecuzione.

La migrazione su piattaforma cloud potrebbe rappresentare la naturale evoluzione del servizio di Apple che per esempio potrebbe utilizzare la propria piattaform cloud per consentire agli utenti di conservare su storage distribuito le copie  dei contenuti multimediali acquistati su iTunes con la possibilità di poterli riprodurre via Internet su computer e dispositivi mobili.

D’altra parte ci sono già arrivati Grooveshark e l’industria del porno.

Compro casa #1: calcolo dell’Indicatore Sintetico di Costo per un mutuo

Posted in Affari Privati, Geek Corner by pigreco314 on 27 dicembre, 2010

Vi domanderete che ci fa un post come questo in un blog come questo:  che avrà mai da confessare il consulente IT su un tema così arido, così lontano dalla realtà di cui si legge sui giornali in questi giorni, fatta di case regalate, ufficiali pagatori, ecc.

Bè, c’è che stiamo comprando casa e quindi siamo alle prese con il disboscamento della selva di offerte di mutui che abbiamo ricevuto dalle banche che abbiamo visitato nonché, visto che sarà dura vendere quella in cui viviamo ora prima di rogitare, a valutare il modo migliore per gestire l’intestazione della nuova abitazione mantenendo i benefici legati all’acquisto di prima casa e la possibilità di dedurre dalle tasse gli interessi pagati sul mutuo.

Del secondo aspetto parlerò in un successivo post.

In questo articolo invece vi spiego come potete calcolarvi da soli con Excel l’Indice Sintetico di Costo (ISC, anche noto come TAEG, tasso annuo effettivo globale) associato a un mutuo: il coefficiente che vi dice qual è l’interesse reale pagato alla banca quando si includono nel calcolo anche tutte le spese accessorie (perizie, assicurazioni, ecc.).

Il “sintetico” nel nome sta a significare che una varietà di parametri che concorrono a caratterizzare il mutuo (tasso nominale, durata, spese fisse e spese ricorrenti) possono essere riassunti in un unico numero con il quale confrontare opzioni di mutuo di pari durata e importo.

Sebbene vi siano parecchi siti che consentono di calcolare l’ISC online (per esempio questo), ho preferito implementare l’algoritmo in un foglio excel per poterlo calcolare al volo sulla base dei parametri caratteristici dei mutui che sto valutando.

La formula rigorosa la trovate su Wikipedia e visto che WordPress supporta LaTex, mi diverto a riportarla qui sotto:

\sum_{s=1}^n \left(\alpha_s+k_s \right)\cdot\left (1+i \right)^{-t_s} = A-K (eq.1)

dove n rappresenta il numero delle rate, \alpha_s è l’importo delle rate periodiche, k_s sono le spese periodiche, t_s esprime la cadenza delle rate normalizzata al periodo in cui viene espresso l’interesse i , A è l’importo del prestito e K sono le spese iniziali.

Nell’equazione sopra l’incognita è il tasso di interesse i e l’espressione uguaglia la somma dei crediti rateizzati concessi al cliente e delle spese periodiche alla somma effettivamente concessa in presito al netto delle spese iniziali.

Nel caso in cui le spese periodiche e la rata siano costanti (ipotesi che si può sempre fare ai fini del calcolo dell’ISC anche per i mutui a tasso variabile utilizzando tasso di ingresso) e che il pagamento sia mensile cioè t_s = \frac{s}{12} e applicando una formula per la ridotta di una serie geometrica, si può riscrivere l’equazione sopra in una forma più semplice che non utilizza la sommatoria:

\left ( \alpha + k \right )\cdot \left ( 1+i \right )^{\frac{-1}{12}}\cdot \frac{1-\left ( 1+i \right )^{\frac{-n}{12}}}{1-\left ( 1+i \right )^{\frac{-1}{12}}} = A-K           (eq.2)

ossia, portando al primo membro la differenza A-K :

\left ( \alpha + k \right )\cdot \left ( 1+i \right  )^{\frac{-1}{12}}\cdot \frac{1-\left ( 1+i \right  )^{\frac{-n}{12}}}{1-\left ( 1+i \right )^{\frac{-1}{12}}} -A+K = 0           (eq.3)

Quindi, nel caso di un mutuo ventennale di 150000 €, a un tasso fisso del 4,23% , rata mensile di 927,25€, zero spese di incasso rata, spese iniziali di perizia e istruttoria di 600€, la sostituzione sarebbe:

n = 240

\alpha = 927,25

k = 0

A = 150000

K = 600

La risoluzione dell’equazione per i si effettua utilizzando metodi approssimati che in Excel sono disponibili tramite strumenti come Ricerca Obiettivo (o Goal Seek nella versione inglese).

Nel seguito farò riferimento alla versione italiana di Excel 2007.

Inseriamo i dati in un nuovo foglio di lavoro:

Dati di ingresso

A1=240

A2=927,25 (la rata si potrebbe in effetti calcolare dai dati usando le funzioni finanziarie di excel)

A3=0

A4=150000

A5=600

Nella cella A6, scriviamo la prima approssimazione dell’interesse i che uguaglieremo al tasso nominale annuo del 4,23%:

A6=0,0423

Nella cella A7 scriviamo la formula che corrisponde al primo membro dell’equazione 3, ossia:

=(A2+A3)*(1+A6)^(-1/12)*(1-(1+A6)^(-A1/12))/(1-(1+A6)^(-1/12)) – A4+A5

che potete copiare e incollare direttamente nella cella.

A questo punto passiamo alla risoluzione utilizzando la Ricerca Obiettivo che si trova sotto Dati -> Strumenti Dati -> Analisi di Simulazione.

Risoluzione tramite ricerca obiettivo

La procedura richiede tre parametri:

  • la cella di cui occorre monitorare il valore e che deve obbligatoriamente contenere una formula funzione del terzo parametro descritto qui sotto; per noi è la A7 che è funzione di A6, la nostra incognita
  • il valore a cui la cella di cui sopra deve convergere, nel nostro caso zero
  • la cella contenente il valore da variare, ossia il tasso di interesse in A6

Premete OK. Se tutto va come deve, l’algoritmo convergerà portando la cella A7 a un valore molto prossimo a zero (nel mio caso 2.51 \cdot 10^{-6} ) mentre la cella A6 conterrà il valore del tasso di interesse che approssima una radice dell’equazione dell’Indice Sintetico di Costo (eq.3).

Il mio calcolo riporta 4,361% come risultato.

Sebbene la funzione di Ricerca Obiettivo richieda l’immissione manuale di dati a ogni esecuzione, la procedura è facilmente automatizzabile con un minimo di programmazione come descritto in questo articolo.

Con questo sistema ho verificato i TAEG dichiarati dalle banche nelle offerte di mutuo che mi hanno presentato. Per la cronaca, mentre i valori dichiarati da CheBanca! coincidono con i miei, i TAEG dichiarati da Barclays sono assai diversi e delle due l’una…

Visualizzare le risposte di Experts Exchange

Posted in Geek Corner by pigreco314 on 10 ottobre, 2010

Penso che come me abbiate sperimentato più volte la frustrazione di ottenere da Google svariati risultati che rimandano al sito Expert-Exchange, averne seguito i link per poi scoprire che la risposta non è visibile a meno che non si acquisti un account premium.

In questo thread si spiega come aggirare il problema e rendere visibili i contenuti del sito:

How to always view answers on Experts Exchange – Geeks’ Lounge.

Considerato che l’articolo è del 2006 e dopo quattro anni è ancora sufficiente disabilitare i cookies per visualizzare il contenuto premium, mi domando su cosa si fondi il business model di EE.

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Correre

Posted in Divertimento, Geek Corner, Sport by pigreco314 on 19 agosto, 2010

In passato snobbavo un po’ ogni attività fisica che non fosse immediatamente associabile a un verdetto, come vincere (o perdere) una partita di calcetto o di tennis. E quindi bando alla corsa o il tipico allenamento da palestra. Sopportavo già di più la bicicletta per le impagabili discese lanciate venendo giù dai colli di B*.

Da qualche anno ho rivalutato e o cominciato a praticare la corsa anche se dalle mie parti non si trovano esattamente piste per jogging che serpeggiano nella campagna. Un’attività che pratico, tra alti e bassi, con una certa regolarità e che mi ha consentito di abbassare la mia frequenza cardiaca a riposo dagli oltre 60 battiti di qualche anno fa ai 50 netti di oggi, certo, unita al fatto di aver detto addio alla sigaretta.

Devo riconoscere che ho sempre affrontato questo tipo di esercizio fisico in maniera assai rozza e, ripensandoci, un po’ sconsiderata. Per esempio, non ho mai utilizzato, fino a qualche settimana fa, scarpe adatte. Di recente ho comprato comunissime scarpe da corsa Adidas per 30 euro ed è stato come passare dalla notte al giorno. Impossibile paragonarle alle scarpacce da tennis che avevo usato fino ad allora.

Col tempo ho studiato le nozioni di base della fisiologia dello sforzo e il legame tra il consumo energetico dell’organismo e la frequenza cardiaca. Mi sono quindi munito di cardiofrequenzimetro (fascia e orologio da polso) comprati per 20 euro da Decathlon.

Per evitare il letargo invernale, una banalissima tuta aderente in consente di affrontare tranquillamente anche i meno dieci sottozero.

Pochi giorni fa il geek che vive in me ha trovato la sua soddisfazione tecnologica: il personal trainer da BlackBerry.

Finora ne ho provati due: sanoodi e miCoach della Adidas. Ve ne sono altri ma questi due sono gratuiti.

Il concetto è simile: creazione di un account sul sito web e installazione dell’applicazione sullo smartphone collegata al primo. Dopodiché si comincia a correre con il telefono appresso e lanciata l’applicazione il GPS fa il resto: misura tempi, distanze, traccia il percorso e lo visualizza su Google Maps.

Sanoodi ha l’ambizione di fornire funzioni da social network ma sono al momento solo abbozzate. Peccato perché la possibilità di creare gruppi di utenti per la condivisione dei risultati delle proprie prestazioni non è niente male, ma come dicevo al momento funziona poco e male.

miCoach di Adidas non ha questa ambizione (si può solo condividere un percorso alla volta su Facebook) ma è di un’altra categoria rispetto a sanoodi.

miCoach su BB

E’ possibile creare piani di allenamento sul sito che vengono automaticamente replicati sullo smart phone, durante l’allenamento viene riprodotta in automatico una playlist musicale e la voce dell’assistente annuncia le statistiche a ogni chilometro ed è molto più preciso di sanoodi (che si era mangiato 600 metri sul mio percorso standard).

Sul forum della Adidas qualche utente ha criticato la macchinosità dell’interfaccia dell’applicazione (che non condivido) e la già menzionata assenza di funzioni social network (che non mi interessano, anche se un twit automatico al termine dell’allenamento non sarebbe male).

Non male i resoconti finali degli allenamenti con il ritmo (minuti a chilometro, parziali e totali), consumo energetico totale, grafici di dislivello (assai imprecisi devo dire e probabilmente significativi solo se si è in montagna) e il percorso su mappa.

Adidas vende anche dispositivi in grado di misurare il battito cardiaco e utilizzare questo dato per una misura più precisa del consumo calorico e la valutazione delle proprie aree di sforzo.

Per verificare il calcolo del consumo energetico di miCoach mi sono servito di Wolfram|Alpha. Chi non conoscesse questo motore di ricerca e calcolo sviluppato da Stephen Wolfram, l’ideatore di Mathematica, può leggere qui

Ho preso come riferimento uno dei miei percorsi per il quale miCoach ha stimato un consumo calorico di 728 cal.

Grafico ritmo

Orbene, nella casellina di ricerca di Alpha, si può inserire una stringa come questa con ovvio significato dei numeri e dei simboli (non sono realmente i miei dati):

male 41yo 86Kg 1.78m running 7.98Km 40min46s

Alpha è stupefacente nell’interpretare questo testo e calcolare molto di più di quello che vi aspettereste. Provare per credere.

Per la cronaca, Alpha calcola un consumo di 748 cal (3130 kJ) e la mirabolante quantità di 0,097Kg di grassi bruciati.

Risultati di Alpha

Script di PDFCreator e Windows 7 64 bit

Posted in Geek Corner by pigreco314 on 16 agosto, 2010

PDFCreator è uno degli strumenti che uso più spesso nella mia giornata lavorativa e non. Per chi ancora non lo conoscesse, trattasi di una utility gratuita e open source per la creazione di file PDF che sfrutta il meccanismo della stampante virtuale. Installando l’utility, alla lista delle stampanti configurate nel computer ne viene aggiunta una denominata PDFCreator: qualunque applicazione può inviare documenti a questa stampante ottenendone la creazione di copie in formato PDF (nonché jpeg, png, bmp, tiff, ps, eps e pcx).

Ultimamente gli autori di PDFCreator sono stati oggetto di  critiche legate alla procedura di installazione di PDFCreator introdotta con la versione 0.9.7 (Febbraio 2009) che per default, a meno che l’opzione non venga esplicitamente de-selezionata, installa una fastidiosa toolbar nei browser IExplorer e Firefox. Nulla di grave in fondo: l’aggiunta della toolbar può essere facilmente evitata facendo attenzione alle schermate presentate durante il processo di installazione o agevolmente rimossa in un secondo tempo.

PDFCreator porta con sé una serie di utilissimi script vbs (reperibili nella directory \PDFCreator\PlugIns\pdfforge) per effettuare sui file PDF operazioni come: l’unione di due o più file (MergePDFFiles), la conversione da formato immagine a PDF (Image2PDF) ecc.

Questi script non funzionano su Windows 7 a 64 bit-

Per esempio, il tentativo di effettuare il merge di due file PDF con il comando

MergePDFFiles file1.pdf file2.pdf

produce l’errore

Could not create object name "pdfforge.pdf.PDF" 80040154

presumo che il motivo sia legato al fatto che la  libreria pdfforge.dll che espone i metodi richiamati dagli script è  compilata a 32 bit mentre l’engine di Windows che esegue lo script (\Windows\system32\wscript.exe) è a 64 bit.

Per risolvere il problema, occorre utilizzare l’engine a 32 bit che in Windows 7 si trova in \Windows\SysWOW64\wscript.exe. Lanciando quindi il comando come:

C:\Windows\SysWOW64\wscript.exe MergePDFFiles file1.pdf file2.pdf

si ottiene il risultato voluto.

Per evitare di digitare ogni volta una linea di comando così lunga, ho messo tutto in uno script wrapper che chiama MergePDFFiles utilizzando l’engine a 32 bit:

'set MergePDFFiles Path
mergeScriptPath = "C:\Program Files (x86)\PDFCreator\PlugIns\pdfforge\MergePDFFiles.vbs"

'determine current directory
curScriptPath = Wscript.ScriptFullName
curDir = fso.GetParentFolderName(curScriptPath)

fileList=""
For i = 0 To objArgs.Count - 1
 fileList = fileList & """" & curDir & "\" & objArgs(i) & """ "
Next

cmdLine = "C:\Windows\SysWOW64\wscript.exe """ & mergeScriptPath & """ " & fileList
Set objShell = CreateObject("WScript.Shell")
objShell.Run cmdLine, 0, FALSE

Un altro ottimo strumento per manipolare file PDF è pdftk (Pdf ToolKit): nella versione Windows il kit è costituito da un unico eseguibile (pdftk.exe) da copiare in una directory inclusa nella variable PATH (per esempio \Windows\System32).

Il merge di due file PDF si ottiene semplicemente con:

pdftk file1.pdf file2.pdf output file_merge.pdf

Tutte le possibilità offerte da pdftk sono descritte nella documentazione online.

Nuovo laptop

Posted in Geek Corner, Hardware, Storie Aziendali by pigreco314 on 9 agosto, 2010

A un anno esatto dalla fusione, ho finalmente ricevuto il nuovo laptop in sostituzione del mio giurassico Dell D610, che contava ormai cinque primavere.

Si tratta di un HP Elitebook 8440p con 4Gb di RAM, una CPU Intel i7 M620 quadcore, 250Gb di disco e una scheda grafica NVIDIA NVS 3100M con memoria dedicata di mezzo giga, videocamera incorporata ed equipaggiato con Windows 7 Professional a 64 bit.

Ovviamente il paragone non regge con il precedente Dell e quindi non starò qui a decantare come mi appaiano mirabolanti le prestazioni del nuovo computer rispetto al vecchio.

Segnalo tuttavia un paio di dettagli simpatici:

  • una minuscola lampadina collocata appena sopra il display accanto alla webcam che può essere utilizzata per illuminare la tastiera nelle condizioni di penombra
  • il lettore di impronte digitali che abbinato al software HP Security Manager consente di effettuare il login alla macchina o a siti web semplicemente sfiorando il sensore
  • (aggiornamento) l’utilissimo lettore di biglietti da visita, scoperto oggi: il software utilizza la webcam del computer per fotografare il biglietto da visita collocato in una fessura appena sotto il touchpad ed estrarne le informazioni del contatto che possono poi essere esportate direttamente in Outlook, Excel, etc.

Per ora il reboot dura ancora 3 minuti (rispetto ai quasi 10 a cui era arrivato il Dell). Vediamo quanto dura.

Bella macchina.

Audio Post

Posted in AudioPost, Geek Corner by pigreco314 on 11 luglio, 2010

WordPress.com ha annunciato qualche giorno fa la disponibilità di un nuovo servizio: post by voice.

Si chiama un numero telefonico (USA), si inserisce il codice segreto che viene assegnato al proprio blog abilitando la funzionalità (lo si fa accedendo alla voce My Blogs della dashboard), si parla per un massimo di 60 minuti e la registrazione dei propri sproloqui viene pubblicata quasi istantaneamente.

Il mio test qui sotto.

I fan della band non avranno difficoltà a riconoscere chi mi ha aiutato nel comporre il mio primo audio post

Sitecom router WL-341

Posted in Geek Corner, Hardware by pigreco314 on 28 novembre, 2009

Sitecom WL-341 300N X2

La nuova linea ADSL aziendale per casa è fornita da Fastweb. Non posso lamentarmi delle prestazioni che Speedtest.net quantifica in un apprezzabile 10.5Mbit/s in download e uno 0.87Mbit/s in upload.

Il modem di Fastweb ha il wireless integrato (configurabile dalla propria home page nell’Area Clienti del sito) e assegna un massimo di 4 indirizzi IP alla vostra rete locale. Il giorno in cui erano collegati a internet entrambi i PC di casa, una virtual machine, il cellulare per il broadcasting live di Qik e l’iPod Touch il router ha cominciato a singhiozzare e a dare errori di indirizzi IP duplicati sulla rete. Tra l’altro il wireless di Fastweb non è il massimo per stabilità e propagazione del segnale.

Per ovviare al problema ho deciso di dotarmi di un router con opzione wireless e la mia scelta è caduta sul piccolo Sitecom WL-341 300N X2.

Il router funge da DHCP server e dispensa tutti gli indirizzi IP che servono alla vostra rete locale.

Questo giocattolino dispone inoltre di una funzione utilissima: il DHCP statico, ossia la possibilità di assegnare a uno specifico host della rete sempre lo stesso indirizzo IP, cosa che ho sfruttato per la stampante/fax/scanner di casa HP Officejet 6310. In questo modo abbiamo eliminato la scomodissima connessione USB che si inceppava continuamente su uno dei laptop e possiamo ora stampare o scansionare allegramente via cavo o wireless.

La configurazione del router è molto semplice e avviene tramite browser, senza necessità di assegnare indirizzi temporanei al PC da cui la effettuate: puntate su http://192.168.0.1 , inserite username e password e il gioco è fatto.

Il wifi supporta le modalità 802.11 B/G/N. L’unico dispositivo che era in grado di collegarsi al router con qualunque modalità è l’iPod Touch, non il laptop Dell né il cellulare Nokia E65. Dopo aver impostato la modalità B+G tutto è filato liscio.

L’autenticazione supporta WEP, WPA-TKIP, WPA-AES e Mixed (scelta AES altrimenti non c’era verso di autenticarsi dal Nokia). Disponibile ovviamente anche il filtro all’accesso basato su indirizzo MAC e un firewall integrato.

Possibile anche programmare lo spegnimento e l’accensione automatici giornalieri del dispositivo.

La potenza del segnale è buona in tutta la casa (100mq su un piano).

Insomma, un bel prodotto con un ottimo rapporto qualità/prezzo (49 EUR)