~~ Born Wild… ~~
Originally uploaded by Blueju38.

Ne ho dette ormai tante su R.C. che a perseverare mi sembra di sparare sulla crocerossa specialmente in un post commemorativo come questo.

No, non è defunto: dopo più di 20 anni nella nostra organizzazione, si sposta di un paio di segmenti di mercato e va a dare una mano a M.P., suo (e un tempo nostro) vecchio capo storico.

Insomma, ci lascia.

La notizia, annunciata in un memorabile team meeting di cinque mesi fa, ha creato negli astanti un’onda d’urto dell’intensità di ben 5.6 picotons e della durata circa 23 secondi.

Certo, l’impatto sulle prime è stato forte. Ma lo paragonerei più che altro alla perdita improvvisa di una consolidata abitudine, talmente radicata da diventare parte di noi senza che ce ne rendiamo conto ma che non ci sconvolge la vita se viene a mancare. Un po’ come quando un giorno, uscendo di casa la mattina per andare a lavorare, in una fredda giornata di novembre, fermandoci alla solita edicola si scopre che il giornalaio è cambiato e da oggi un nuovo volto ci augurerà il buon giorno, mani sconosciute ci allungheranno la copia del nostro quotidiano preferito.

Dal giorno seguente, vi sembrerà di conoscerlo da una vita.

Il primo a essere sorpreso di questa apparentemente fulminea elaborazione del lutto è stato forse proprio R.C.: secondo me si aspettava di vedere gente scaraventarsi giù dalle finestre, strapparsi i capelli, cavarsi gli occhi, darsi alla vita monastica. In realtà si potevano quasi udire le meningi al lavoro di chi provava a valutare i possibili sviluppi professionali della propria carriera. Un grande buco nero nell’organigramma si era appena aperto e nel colmarlo si sarebbero aperti nuovi spazi.

Che bilancio fare del suo mandato pluridecennale? Almeno una cosa buona l’ha fatta: mi ha assunto.

Scherzi a parte, molte persone che ritengo valide sono nella nostra organizzazione anche per merito suo. Da qualche tempo ha perso però il tocco: gli ultimi acquisti non sono proprio fulmini di guerra.

Odiato da molti per l’innata incapacità di fare gruppo: quelli giunti al limite e con scarse capacità di sopportazione se ne sono andati. Altri il gruppo se lo sono creato.

Sarà ricordato come Il Grande Esecutore, il geometra delle strategie partorite dalle mente di architetti che stavano sopra di lui, nella stanza dei bottoni. Senz’altro un grande esperto di tattica che il più delle volte consisteva nella preparazione e messa in circolazione di un foglio excel.

Grande lavoratore, il prototipo del workaholic. Dopo il decollo, appena raggiunta la quota di crociera, era sempre il primo passeggero sull’aereo ad aprire il suo laptop e a passare in rassegna la posta elettronica. Sapevi che aveva viaggiato in aereo quando ricevevi una raffica di email a distanza ravvicinata, la maggior parte delle quali recanti un file excel in allegato. Qualcuno aveva preso a dargli dello spammer.

Spesso il timestamp dei suoi messaggi rivelava una sporadica tendenza all’insonnia, ma in questo c’è chi lo ha surclassato.

Più saliva nella gerarchia e più se ne evidenziavano le lacune. Al di sopra di un certo livello devi infatti dimostrare di sapere svolgere un ruolo più articolato di quello che potrebbe essere reso da una macro excel (l’ho appena scritto e già non ne sono più così sicuro).

Mi ha sempre colpito la sua scarsa attenzione al proprio sviluppo professionale. Penso sia uno scarso lettore di libri, non gliene ho mai sentito citare uno. Le sue citazioni erano copia e incolla da altri. Mi ricordo di quella volta che in una delle tradizionali presentazioni di inizio anno in cui devi dare la carica a una intera organizzazione (europea), aveva copiato tale e quale la slide introduttiva del gran capo americano consistente in una citazione di un famoso allenatore di squadra di baseball, sport notoriamente molto praticato in Europa: nemmeno uno sforzo per adattarla al contesto culturale del Vecchio Continente.

Pessimo comunicatore. Non dimenticherò le smorfie alquanto maldestre, con occhi roteanti e lingua mulinante, su un palco di fronte a una larga platea di clienti internazionali a causa di un effetto Larsen un po’ fastidioso del microfono. Di certo non fu mai istrionico, decisamente mancante di carisma. Scarso affabulatore, ampolloso nella sintassi, soporifero, capace di indurre l’ascoltatore in uno stato catatonico: devo riconoscere che con questa tecnica è uscito vincente da qualche difficile negoziazione.

Una volta ci litigai in pubblico e me ne pentii perché non diedi un bello spettacolo, ma tuttora penso che all’epoca avessi ragione sul punto.

Paradossalmente molto influenzabile, ma a livello subliminale: conta all’americana, cioè partendo dal mignolo. Di ritorno dai viaggi in USA di solito sfoggiava ossessivamente una nuova buzzword. L’ultima è stata “lumpy business” e molti di noi ancora si chiedono cosa diavolo voglia dire (google?)

Sempre molto forte nel networking anche se scarsamente messo a disposizione degli altri, più spesso utile a sé stesso.

Non gli perdonerò mai il tentativo di far deragliare un riconoscimento che intendevo conferire a una persona del mio team la quale, pur essendo soggetta a improvement plan a causa degli scarsi risultati dell’anno precedente (in parte dovuti a prolungata assenza per malattia) e sebbene non avesse ricevuto alcun aumento di stipendio (pianse quando glielo comunicai), si trovò a gestire un progetto che risultò essere quello a più elevata fatturazione nel trimestre in Europa e portò più che degnamente a conclusione nonostante parecchie difficoltà.

Motivo del diniego: essendo questa persona sottoposta improvement plan, nel caso in cui l’esito fosse stato infausto e avesse portato al suo licenziamento, l’interessata avrebbe potuto far valere quel riconoscimento per negoziare una ricca buona uscita. Il che dimostra quanto furbescamente perverso o perversamente furbo sia R.C., subdolo o semplicemente terribilmente micromanager

Come avrei voluto che chiamandomi per discutere della cosa mi avesse semplicemente chiesto: “Ne sei convinto? E allora vai avanti, mi fido del tuo giudizio”.

Minacciai di abbandonare il mio ruolo di team leader (noooo! non le dimissioni, non sono tanto cazzuto) se non si fosse dato seguito alla mia richiesta di premiare chi ritenevo un asset dell’organizzazione, soprattutto di fronte ad argomentazioni così meschine. Risultato: il performance improvement plan fu cancellato e il riconoscimento conferito, anche a seguito della mediazione del mio capo di allora (H.G., oggi in tutt’altre faccende affaccendato ma sempre tra noi). Una delle poche cose di cui vado fiero.

Tuttavia, non si può certo mancare di sottolineare che è anche per merito suo se i conti europei sono sempre stati migliori di quelli americani durante il suo regno. E questo ha la sua importanza. Se la sua mente avesse partorito più idee che spreadsheet, saremmo anche più avanti, ne sono certo.

Tra poco quindi R.C. lascerà la sua presa soffocante, come l’ha definita il collega americano A.J. (detto Ace Ventura per il taglio di capelli non convenzionale): un commento che non mi sarei mai aspettato da Ace, che ho sempre ritenuto lontano anni luce dalla cose europee.

Di questi tempi lo si sente dire che “dopo di me, il diluvio!”.

Molti non vedono l’ora di poterlo smentire. Auguro loro di riuscirci perché tra quelli ci sono anch’io.

Comunque, anche a te, R.C. che rimani alla fine un buon diavolo:

Buona Fortuna e Buon Cammino

Ah, scusa, prima di andare ricordati di recuperare quei fogli excel che hai mandato in stampa.

La classica domanda con cui si inizia un corso di management: “Che differenza c’è tra un manager e un leader?”.Corriere della Sera, 29-02-2008

L’articolo pubblicato sull’inserto del Corriere della Sera di qualche mese fa fornisce qualche spunto interessante (oltre che pubblicizzare il libro del solito guru, in questo caso John Kotter e la sua ultima fatica Our Iceber is Melting) sintetizzando in otto passaggi quello che un buon leader dovrebbe essere in grado di fare per dominare un’epoca di cambiamenti come la nostra:

  1. creare un senso di urgenza negli altri
  2. mettere insieme un buon team
  3. sviluppare una nuova strategia
  4. comunicarla con attenzione
  5. rimuovere tutte le barriere che impediscono agli altri di muoversi
  6. produrre qualche rapido successo
  7. continuare a esercitare una pressione inesorabile anche dopo i primi successi
  8. mantenere il nuovo corso con fermezza fino a farlo diventare parte della cultura aziendale

Vi propongo un simpatico giochetto: pensate al vostro manager e valutate se possiede queste caratteristiche e in che misura le esercita.

Gli Spagnoli sono troppo adelante !

Sui giorni lavorativi di trasferta all’estero non si paga la tassa spagnola sul reddito: dovresti teoricamente pagare le tasse sul reddito del Paese in cui ti trovi.

Ma dato che il numero di giorni trascorsi lavorando all’estero non raggiunge mai il minimo necessario per diventare contribuente in un’altra nazione, all’atto pratico paghi meno tasse.

Più che paradossi in questo caso parlerei di paradisi fiscali.

Siamo sicuri che non esista niente di simile in Italia?

Entrambe le previsioni erano errate. La Captiva ha cambiato il listino prezzi con il nuovo anno e il modello LTX è andato fuori budget. La Honda costava già troppo di suo.

Morale: Volkswagen Passat Highline, 140 cv, cambio automatico, sedili in pelle, il collegamento per iPod e il misteriosissimo Park Assist.

Speriamo che funzioni meglio di quello della Lexus.

La short list è ormai quasi completa. I primi due posti sono decisi:

  • Chevrolet Captiva LTX
  • Honda CR-V

Il terzo posto se lo contendono la Opel Antara e la Citroen C-Crosser (che non ho ancora visto, anche se è praticamente identica a Mitsubishi Outlander e Peugeot 4007 che non mi hanno entusiasmato).

Dell’attuale Renault Espace mi mancherà lo spazio, il comfort di guida, il freno di stazionamento a sblocco automatico, il pulsante di accensione.

[CHIEDO ANTICIPATAMENTE PERDONO PER L'ECCESSIVO TURPILOQUIO DI QUESTO POST]

Caro G.M.,

è già passato circa un anno e mezzo dalla data della tua assunzione. Come sono volati questi mesi, non è vero?

Sembra ieri: nel senso che in tutto questo tempo, non hai imparato un cazzo.

Confesso di avere avuto nei tuoi confronti un atteggiamento molto forse troppo indulgente: organizzavo webex per insegnarti come ridimensionare un campo testo su un report Oracle, mettevo qua e là punti e virgola in package PL/SQL che dicevi ce l’avevano con te perché si rifiutavano di compilarsi, correggevo amorevolmente la configurazione di memoria della tua macchina virtuale che avevi sbadatamente impostato a 10 gigabyte a fronte di una memoria fisica di 2 . Ricordo ancora le tue aspre critiche ai ragazzi dell’ IT ai quali rinfacciavi di averti assegnato un laptop di merda.

Risuonano ancora nelle mie orecchie le tue accorate richieste di aiuto di fronte ai primi fallimenti che minavano le tue convinzioni e ti facevano dire: “I’m not a developer”, “I’m not an Oracle Report guy”, “I’m not a network guru”, “I’m not a VMWare expert”.

Caro G.M.: ma che minchia sei?

Mi dicesti un giorno: “Mi sento come una motore che può girare a cento ma viene fatto girare a trenta”.

Dove diavolo l’hai nascosto il rimanente settanta?

Il collega P.C., bisognoso di aiuto con i clienti tedeschi, mi chiese se potesse coinvolgerti nella complicata attività di contattare 5 o 6 clienti tra i più importanti e scoprire se ci fossero nuove opportunità di business: telefonare, rivolgere le domande di un canovaccio giù preparato, prendere nota delle risposte.

Felice come un bambino, venni da te a proporti la nuova missione e la tua positiva reazione fu per me come il segnale di un nuovo inizio. E quello è rimasto: un inizio, non è partito niente. Non hai chiamato nemmeno un cliente…

Ho riflettuto a lungo sulla tua riposta quando ti ho chiesto perché non fosse stato fatto nulla: “Cosa credi che mi stia grattando le palle?”.

L’esito della mia riflessione è che prima che tu capisca come funziona il nostro business e come ci si deve comportare con le persone (incluso il proprio manager) io avrò imparato il tedesco, così da mandarti a fare in culo nella tua lingua madre.

Per ora lascerò che della faccenda si occupi l’ufficio del personale.

Cordiali saluti.”

P.S.: Chi di voi non ha possibilità di viaggiare spesso in giro per l’Europa e sente dire di quanto lavorino sodo in Germania, la locomotiva dell’Europa, di quanto si facciano il mazzo i tedeschi, eccetera non creda a questi luoghi comuni: nessuno lavora duro come noi Italiani. Per lo meno nella mia organizzazione.

Ci deve essere un virus in circolazione nella zona di B* perché molti dei nostri clienti in quell’area stanno dando evidenti segni di progressivo rinfanciullimento.

L’ultimo esempio è quello offerto dalla mitica C.P., responsabile progetto presso il cliente D.E.

Il progetto, trascinatosi per anni, è giunto a una svolta cruciale nelle ultime settimane.

Lo steering commitee del cliente, addossandoci tutta la responsabilità del mancato obiettivo di validare il sistema (ovviamente iper-personalizzato) ed entrare finalmente in produzione, è sbottato in un clamoroso “Mò bbasta” e ha fermato il progetto preparandosi a chiederci i consueti danni.

Organizzata una task force composta da project manager, account manager e qualche senior assortito abbiamo negoziato un ultimo disperato tentativo di recuperare la situazione.

Innanzitutto sono stati verificati i reclami del cliente circa una presunta instabilità del sistema: è risultato che durante l’arco di alcuni mesi gli eventi relativi a crash del software coincidevano in realtà con i normali shutdown a startup per le operazioni di backup. Vabbè, non sottilizziamo: a rigore, lo spegnimento di un sistema è da considerarsi un crash ai fini del calcolo dell’uptime.

Chiariti questi punti passiamo alle questioni relative ai malfunzionamenti dell’applicativo.

La scena vede i colleghi S.B. e J.A.G. ascoltare le lamentele della C.P. per un report Oracle che non funziona. Il solito incipit: “Il report non funziona punto”.

Parte la procedura di troubleshooting.

Noi: “Cos’è di preciso che non funziona?”

Lei: “La media! Il report non stampa la media!”

Noi: “La media de che?”

Lei (cominciando a innervosirsi): “Mai dei risultati no!? La media dei r i s u l t a t i !”

Noi: “Ok, senti, facciamo così. Cominciamo da capo. Inizializza i dati, inserisci i risultati nel sistema e noi cerchiamo di capire dove si inceppa questo bricconcello, va bene?”

I colleghi osservano attentamente ogni mossa della strega fino al punto in cui deve inserire ’sti benedetti numeri.

Già: numeri.

Ma chi ha mai parlato di numeri? Invece di inserire una sequenza di “3 4.5 12.45 76.2″ cosa ti scrive la megera? “CONFORME”, “NON CONFORME”, “NON CONFORME”, “CONFORME”, “CONFORME”, ecc.

Noi: “Scusa cara, forse ci sta sfuggendo qualche insignificante particolare. Orbene, la media tra 3, 5 e 7 è 5 visto che (3+5+7)/3 fa 5. Fin qui ci siamo. Ci spieghi come sia possibile ricavare un valore medio da una sequenza di valori non numerici?”

Lei: “Che c’entra? Il report deve comunque calcolare la media!”

Noi (il nostro turno di manifestare segni di nervosismo): “E quale dovrebbe essere la media tra, diciamo, CONFORME e NON CONFORME? Qualcosa del tipo SEMI CONFORME oppure NON CONFORME MA QUASI? Insomma come diavolo si calcola CONFORME + NON CONFORME diviso due ??!!”

Lei (affettando la malcelata indulgenza che si riserva ai minus habens): “Se tutti i risultati sono CONFORME è CONFORME se ce n’è almeno uno NON CONFORME è NON CONFORME. Più chiaro di così!”

E questa lei la chiama media. Di quali mirabolanti capacità avrà dato prova la virago per conseguire la laurea, posto che ne abbia una?

La scena si chiude con un J.A.G. scomparso sotto il tavolo (non è dato sapere se per il riso incontrollato o un calo di zuccheri) e S.B. che gli implora contegno e chiede: “Passami le specifiche funzionali”.



Ho comprato su Ebay la macchina dei miei sogni, corredata da un obiettivo Canon 28-135 USM IS.
Prezzo del kit: 1300€

Lo shopping si conferma un fenomale stress killer!

La risposta delle Risorse Umane alla richiesta dei dipendenti per un chiaro percorso di crescita e sviluppo professionale, emersa forte e chiara dalla recente global survey, è…

un sito web sul quale pubblicare le internal vacancies, ossia le posizioni aperte in azienda.

Una rivoluzione copernicana: prima le internal vacancies venivano notificate via email, ora sono pubblicate sul web.

Ovviamente ogni volta che si apre una posizione viene inviata un email di notifica!

Il lancio di questo sito web è stato accompagnato da un questionario nel quale si chiedeva ai dipendenti di esprimersi sui canali maggiormente utilizzati quando si cerca un nuovo lavoro: quotidiani nazionali, siti web come monster.it , networking, amici, ecc.

Il questionario era ovviamente rigorosamente anonimo ma dato che per incentivare le risposte c’era in palio un iPod la domanda in cima alla lista era: “Prego inserire nome, cognome e indirizzo email”. Altrimenti come li estraggono i vincitori?

Pubblicati i risultati del nuovo sondaggio aziendale condotto a livello mondiale globale dopo quello di due anni fa. Tutte le business unit soffrono rivelando una realtà (o una percezione della medesima) fatta di eccessivo stress, salari sotto la media di mercato, mancanza di visione aziendale. Unica nota positiva: obiettivi chiari (a breve termine, parrebbe).

Tra le nazioni la Francia sembra totalmente allo sbando.

Ma c’è un parte dell’organizzazione che vede tutto rosa, denuncia livelli di stress del tutto accettabili, ha totale fiducia nell’azienda e ha ben chiare la visione e la missione della Corporation, dichiara salari in linea se non superiori alla media di mercato. Chi sarà mai?

Dài che ci siete arrivati da soli: le Risorse Umane!