iGoogle: vivo o morto? Morto
Un bel po’ di mesi fa si parlava di questa cosa qua.
E oggi vedo questo annuncio qui.

Tutto secondo i piani direi.
Google Glass
Alcuni pensieri sparsi sul nuovo progetto di Google.
- La demo skydive di Google Glass ha mostrato vista una videocamera miniaturizzata, innestata su un paio di occhiali indossati da gente che si è buttata con il paracadute da un aereo riprendendo e trasmettendo il tutto in forma di Google+ Hangout. Spettacolare ma eravamo già preparati a una cosa del genere dal primo film della serie Mission Impossible,
- Project Glass punta ovviamente molto più in alto: l’aspetto chiave di Glass è la combinazione di realtà aumentata, dispositivi computerizzati indossabili e interfacciamento con la Rete, il tutto reso sempre meno invasivo, sempre più discreto,vestibile e infine invisibile
- Io credo che la tecnologia più indicata per il sistema ottico sia la proiezione diretta sulla retina: microcamera da un lato e proiettore dall’altro. La radiazione luminosa verrà catturata dalla microcamera, digitalizzata e mixata con lo strato informativo (la parte “augmented” di “agumented reality”), riconvertita in analogico e trasmessa alla retina
- Alla realtà visiva si potranno applicare filtri in tempo reale: guardi un paesaggio, fai alcuni gesti con le mani che vengono interpretati e tradotti in comandi dal software di acquisizione video e modifichi il contrasto, la luminosità, la saturazione di un paesaggio, vista in bianco e nero, solarizzata, ecc.
- Si potrà diffondere in tempo reale il risultato delle nostre elaborazioni cosicchè gli altri possano vedere letteralmente con i nostri occhi.
- Nasceranno nuove espressioni artistiche
- Si manifesteranno nuove patologie legate alla persistente distorsione della percezione visiva: forme di dipendenza dalla realtà aumentata, di rigetto della realtà vera, qualcuno renderà permanente il dispositivo ottico di visione, i neo-luddisti lo rigetteranno
- In parallelo si svilupperanno sistemi avanzati di digital identity atti a cosentire la nostra identificazione a fini legali e rendere pubblico ciò che desideriamo gli altri percepiscano di noi. La nostra esistenza fisica diventerà a tutti gli effetti un avatar agli occhi degli altri, in maniera molto simile a quello che è possibile fare oggi in Second Life. Le prime versioni saranno un rozzo overlay che tenta di riprodurre i nostri movimenti,versioni più sofisticate saranno in grado di sostituire completamente la nostra figura. Dilemma: saremo gli unici a cui sarà permesso decidere come apparire agli occhi degli altri o anche gli altri potranno decidere quale immagine appiccicarci addosso?
- Le implicazioni dal punto di vista della sicurezza informatica non sono nemmeno lontanamente comparabili con quelle di oggi: l’intrusione in sistemi altrui consentirebbe di modificare il tipo e la quantità di informazioni che noi mostriamo agli altri. Simpatici crackers faranno comparire il saldo del nostro conto bancario sulla nostra fronte, modificheranno il modo in cui gli altri ci percepiscono
- Altro…
Italia Inghilterra
Europeo 2012, Italia batte Inghilterra 4-2 ai rigori. Il pensiero corre ai colleghi inglesi. Due in particolare. Questo è per voi.
Sleep tight.

Un cretino #2
Il solo fatto che si stia delineando una serie sul tema delle corbellerie seriali perpetrate dal soggetto è di per sé preoccupante ma tant’è.
Il Nostro (sempre S.G.) ha illustrato una interessante teoria su come si dovrebbe impostare la strategia di vendita dei nostri prodotti software e dei relativi progetti di implementazione.
Poiché stiamo assistendo a un picco di lavoro per i servizi professionali, che, mancando del numero di consulenti che sarebbe necessario, gestiscono con difficoltà (com’è ovvio e umano) l’allocazione efficiente delle risorse sui progetti, bisognerebbe RALLENTARE la vendita e acquisizione di nuove attività per consentire di evadere il backlog di ordini pregresso, pronti ovviamente a ripartire di gran carriera quando il backlog sia stato ricondotto a una dimensione più gestibile e si siano finalmente liberate risorse.
Tanto il mercato e la concorrenza sono lì che aspettano i comodacci nostri no, S.G.? Sottospecie di ruminante biungulato fissipede!
Un cretino
Il collega inglese S.G. è da giovedi scorso ufficialmente un cretino. D’ora in poi poco prima di iniziare una conversazione con lui mi prenderò qualche istante di riflessione in modo da lasciare che il giudizio si formi con chiarezza nella mia mente e crei il contesto necessario alle sue successive affermazioni:”Sto parlando con un cretino”.
Chiunque abbia anche solo una vaga esperienza di progetti IT basati sull’implementazione di una applicazione software sa che per soddisfare un requisito utente è sempre opportuno privilegiare l’adozione di una funzionalità standard già presente nell’applicazione rispetto alla creazione di feature personalizzate: nel primo caso si utilizza una caratteristica del software che (sperabilmente) ha superato determinati test di qualità, non sono richieste ulteriori attività di progettazione, sviluppo, test e documentazione, e se il software è disegnato con un minimo di accortezza ci si deve attendere che tale funzionalità sia preservata nelle future versioni del software.
Anche quando si è costretti a sviluppare una funzionalità personalizzata, qualora essa diventi in seguito parte del software standard (in genere questo accade quando gli architetti dell’applicazione riconoscono che di quella particolare feature beneficerebbe l’intera comunità di utenti ed è quindi opportuno renderla disponibile a tutti), durante la pianificazione della migrazione del sistema alla nuova realease io prenderei in seria considerazione la possibilità di dismettere la versione “custom” della funzionalità e sostituirla con la sua controparte “built-in” perché da quel momento in poi aprofitterei di tutti i vantaggi citati sopra. È evidente che questa considerazione di principio deve essere accompagnata da una valutazione di costi e benefici: se il costo della conversione da “personalizzato” a “standard” è superiore ai benefici a lungo termine derivanti dal passaggio, è bene lasciar perdere.
Giovedi ho dovuto sprecare alcuni minuti del mio prezioso tempo (che sarebbero stati molti di più se non ci avessi dato un taglio brusco) per spiegare a S.G. questo elementare concetto che secondo me avrebbe già dovuto far parte del suo bagaglio culturale. E invece alla fine mi sono persino sentito replicare:”Se la funzionalità personalizzata fa quello che deve e soddisfa il requisito originale perché sostituirla con una standard?”. Per la serie: se funziona non toccare niente, non pensarci nemmeno, è male.
A S.G. non dovrebbe essere consentito di stare lì, nella posizione di responsabilità in cui si trova a propalare idee perniciose che esercitano un’influenza nefasta sulle menti dei nostri giovani business analyst.
Perché?
Perché è un cretino.
Dati sensibili
L’ineffabile AU*,vice presidente, responsabile dei servizi professionali globali, uno per il quale ho provato una sensazione di moderato fastidio (forse ricambiata) sin dal primo giorno in cui l’ho conosciuto due anni fa e che da allora non ha mai fatto nulla per smentire quella sensazione (non che fosse obbligato), anzi, ha provveduto più volte a confermarla, una delle persone più sopravvalutate (probabilmente anche da sé stesso) che abbia mai incontrato, secondo alcuni racconti addirittura spregevole, nell’evidente intento di cesellare e far risplendere di una luce abbacinante il suo profilo LinkedIn, si fa prendere la mano e arriva a fornire senza filtro alcuni dati che a volte è complicato persino per noi stessi dipendenti reperire:
- numero di sottoposti: cioè quante persone lavorano nei professional services
- fatturato complessivo della business unit che combinato con il dato precedente consente di ricavare un’idea della nostra produttività
- margine operativo del gruppo di supporto (!)
- margine operativo annuale dei servizi professionali (!!)
- una descrizione piuttosto dettagliata di quanto egli sia esperto nell’implementazione e gestione di certi nostri processi operativi strategici (!!!)
Ovviamente in numeri presentati sono molto buoni,ottimi direi e la descrizione delle modalità organizzativa appare assai brillante.
Ora io mi domando, il lettore casuale (o estremamente interessato) dei profili di LinkedIn imbattendosi in quello del Nostro sarà portato a pensare che egli sia un grande manager o uno sprovveduto ed emerito cretino?
Inception
Come accade quotidianamente ho avviato la virtual machine dove è installato il mio ambiente di sviluppo (host windows, guest windows)
Ad un certo momento ho avuto necessità di collegarmi dall’ambiente virtuale al server negli Stati Uniti ed ho quindi lanciato il client VPN dall’interno della virtual machine.
Mi sono dunque connesso via remote desktop al server sul quale è in esecuzione un VMWare Server e da lì ho aperto una console sul desktop di una delle due virtual machine in esecuzione sul server (host windows, guest linux fedora).
Accidentalmente ho urtato una bottiglia d’acqua che mi si è rovesciata addosso.
Mi sono svegliato.


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