Confessioni di un consulente IT

Comfort zone

Posted in Storie Aziendali, Trasferte by pigreco314 on 22 maggio, 2008

La fenomenologia del comportamento aziendale vive di mode.

Una delle tante è il falso mito secondo cui per rendere al meglio si dovrebbe uscire dalla propria comfort zone.

Wikipedia fornisce suggerimenti contrastanti:

A comfort zone denotes that limited set of behaviors that a person will engage without becoming anxious.

Ma più avanti aggiunge:

The boundaries of a comfort zone may result in an internally rigid state of mind. A comfort zone often results from unfounded beliefs which, once dispelled, expand the scope of a person’s behaviors within the same environment. A comfort zone may alternatively be described with such terms as rigidity, limits or boundaries, or habit, or even as stigmatized behavior.

Sono un fautore del principio della comfort zone tascabile: esposto a una situazione nuova cerco quanto prima di costruirci attorno una nuova comfort zone identificando ciò che di quella situazione risulta più simile a esperienze già vissute, prendo le misure, faccio previsioni, anticipo comportamenti, faccio domande e profetizzo risposte e quando ottengo conferme ecco lì la nuova comfort zone, nella quale muoversi con disinvoltura, senza ansia, cercando di rimanervi il più a lungo possibile concentrandosi sull’obiettivo finale.

Insomma, io non tendo a uscire dalla mia comfort zone, ma nemmeno ne rimango imprigionato, piuttosto me la trascino ovunque vada adattandola allo scopo.

In viaggio di lavoro verso destinazioni mai viste prima, sull’auto con il GPS che mi guida senza lo stress di consultare una mappa ogni 200 metri, cerco una stazione radio che concili il viaggio (nei dintorni di B* consiglio l’ottima RAC105, ovviamente sui 105Mhz che guarda caso in questo preciso istante trasmette la splendida voce di Shania Twain), mi godo il tragitto pensando alla riunione a cui dovrò partecipare di lì a poco, ripasso mentalmente l’agenda, il piano delle attività.

Giungo a destinazione e faccio la conoscenza di un nuovo cliente e colgo segnali: lo sguardo, il portamento, il tono della voce, com’è vestito, come si muove, come ti stringe la mano. In pochi secondi cerco di capire se collaborerà o creerà problemi e in questo caso mi chiedo il perché, stabilisco un terreno comune: parlare la sua stessa lingua è un grande vantaggio in quanto è più facile essere accettato come un simile e diminuisce il rischio di rigetto, cogli sfumature di espressione che la traduzione in una terza lingua semplicemente distrugge. Forse per questo mi piace tanto studiare le lingue straniere: detesto che la mia ignoranza costituisca un fattore di inferiorità, giochi a mio svantaggio.

Un nuovo albergo diventa la meta preferita per la prossima visita, obbligatoria la connessione internet o il cordone ombelicale che collega al mondo ne risulterebbe penosamente reciso: come potrei pubblicare stramberie sul blog ?

La disinvoltura con cui ti muovi in un ambiente nuovo (quando in realtà ti stai semplicemente muovendo nella tua comfort zone tascabile) colpisce, intorno a te si crea un alone di rispetto e autorità, cominciano a chiederti consigli, gli manchi quando te ne vai-per quale motivo dovrei uscire dalla mia comfort zone? Giù le mani dalla mia comfort zone !

Tutto ciò mi fa venire in mente una delle poche cose che ricordo dello studio della Letteratura al liceo.

Sprezzatura, is a term that originates from Castiglione‘s The Book of the Courtier. It is defined as “a certain nonchalance, so as to conceal all art and make whatever one does or says appear to be without effort and almost without any thought about it”.That is to say, it is the ability of the courtier to display “an easy facility in accomplishing difficult actions which hides the conscious effort that went into them”.Sprezzatura has also been described “as a form of defensive irony: the ability to disguise what one really desires, feels, thinks, and means or intends behind a mask of apparent reticence and nonchalance”

No, non esiste la voce Sprezzatura in Wikipedia Italia, ma ne esiste una su Baldassarre Castiglione che parla anche di sprezzatura e dice:

Come esempio tipico di sprezzatura possiamo addurre il caso dell’attore; a tutti noi pare un pessimo attore quello in cui è palese lo sforzo che compie di recitare, ossia quello in cui ci accorgiamo che sta recitando; ci sembra invece un ottimo attore quello che impersona la parte come se fosse la sua vera natura.

Ammirate uno straordinario esempio di sprezzatura in questo pezzo di bravura di un genio della comicità italiana (e se gradite, non lasciatevi sfuggire la serie di DVD pubblicata dall’Espresso). Prestate attenzione al “Vaaaaa beneeeee” finale che ricorda pallide più recenti imitazioni.

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