Confessioni di un consulente IT

In che mani siamo!

Posted in H.G., Persone, Progetti, R.B., Storie Aziendali by pigreco314 on 31 gennaio, 2009

Il dinamico duo H.G. (l’Olandese Volante, mio ex-capo che se ci penso…) e R.B. (l’ineffabile Cicciopasticcio) è di nuovo in azione.

Cosmic Hand by h.koppdelaney on Flickr

Cosmic Hand by h.koppdelaney on Flickr

Il mandato del capo B.P. (che è pure il mio manager) è di implementare una soluzione basata su Microsoft Sharepoint per sostituire una varietà di sistemi informativi (Lotus Notes, Groove, ecc.) che vanno armonizzati su un’unica piattaforma.

R.B. è il nostro responsabile PMO (Project Management Office). Dovrebbe essere certificato PMP (Project Management Professional) ma è sistematicamente incapace di gestire un progetto.  In realtà nemmeno questa caratterizzazione è esatta. Qualunque cosa affidata alle sue sapienti mani e vibranti meningi non arriva mai allo stadio di “progetto”. Rimane bensì un guazzabuglio caotico, uno spreco di energie e di risorse finalizzato a produrre il residuo di un incubo. Purtroppo quasi tutti i nostri progetti interni sono affidati a questo minus habens: nessuno che io conosca ha mai preso visione di un project plan da lui redatto, nessuno ha mai avuto il piacere di esaminare i suoi raffinati quanto inesistenti risk management plan, i suoi communication plan sono copiati di sana pianta dal primo risultato ottenuto cercando la voce con Google, nessuno ha mai  rintracciato i suoi project status report, mai visto un documento di lessons learned da lui prodotto. Peccato che il personaggio sia poi designato a fare le pulci ai nostri Project Managers che guadagnano la metà di questo inutile parassita e da lui devono pure essere giudicati. E’ un politico nato, quando ha torto è sempre colpa di qualcun altro oppure gliel’ha chiesto il capo. Occasionalmente indice conference call totalmente inutili e da lì capisci che probabilmente il boss gli ha chiesto un aggiornamento sul progresso delle attività e deve rubare un po’ di idee dagli ignari colleghi. Oggi per esempio abbiamo partecipato a una telefonata proprio sul tema Sharepoint.  Questo giusto per spiegare l’utilità pari a zero di una certificazione PMP quando il soggetto è una zucca vuota. Secondo me all’esame per la certificazione ha copiato.

H.G. vive in un mondo tutto suo. Sono convinto che non veda l’ora di essere buttato fuori dalla azienda con congrua buona uscita e si trascina stancamente verso il miraggio dello scivolo d’oro. In fondo è un buon diavolo ma si trova aimè in una posizione nella quale può fare molti danni. E’ geneticamente incapace di riflettere sui dettagli. Manda messaggi broadcast a tutta l’organizzazione annunciando grandi iniziative. Quando gli fanno notare che forse è una cazzata partono le ammende, le smentite oppure… nulla! Tanto basta lasciar passare qualche giorno e nessuno si ricorderà più. Qualche settimana fa scrisse un annuncio sull’iniziativa di condividere con tutti i nostri Clienti il codice sorgente sviluppato nei progetti, nell’intento di creare una sorta di community open source. Il messaggio conteneva direttive, tempistiche e modalità. Dopo averlo letto mi sono venute in mente circa 57 domande sul tema ma mi sono trattenuto dal fornire qualunque tipo di contributo perché mi sono rotto di fare da balia al pivello ultracinquantenne come quando riportavo a lui. Dopo qualche tempo, visto che nessuno dei membri del team si muoveva eccolo che scrive a noi team leader chiedendo collaborazione per sensibilizzare le persone a supportare questa grande iniziativa. “Caro H.G., non sarebbe meglio se organizzassi una conference call in cui spieghi esattamente cosa vuoi che facciamo?”. “Grande idea” fu la risposta. Eccerto, tutto al contrario, accidenti! Durante la conference call e la sua sbrodolata introduttiva ecco il fuoco di fila delle ovvie domande:

  • visto che condividiamo codice sorgente siamo sicuri che siamo coperti dal punto di vista legale?
  • abbiamo chiarito di chi ne detiene  la proprietà intellettuale?
  • cosa facciamo se la documentazione tecnica è stata  scritta in lingua locale?
  • che si fa con le informazioni personali contenute nei documenti o nei commenti al codice sorgente (nomi, numeri di telefono, indirizzi email) ?
  • come ci comportiamo se un Cliente che ha speso diciamo 50mila euro per la personalizzazione se la ritrova pubblicata liberamente accessibile da altri a costo zero?
  • ecc. ecc.

Massacrato. Che pena sentirlo abbozzare una risposta bofonchiata a ogni domanda e immancabilmente avvertire persino attraverso il telefono la manciata di neuroni ancora in grado di funzionare nel suo cervello recitare in coro “Azz! Non ci avevo pensato!”. In olandese ovviamente.

La logica di H.G. ricorda a volte un treno in corsa su un binario morto. Oggi ne abbiamo avuto un esempio particolarmente divertente, ma ci sarebbe da piangere…

Orbene, nella famosa telefonata di oggi sul “progetto” Sharepoint (in collegamento Cicciopasticcio, i colleghi S.N. e M.E. dall’America e in ufficio con me il collega S.B.) H.G. illustra come il sistema verrà anche utilizzato per il controllo di revisione del codice sorgente sostituendo (illuso!) il mio caro Perforce. Premetto che avevo avuto l’occasione poco prima di Natale di esprimere i miei dubbi sulla soluzione da lui proposta: un mix di Sourceforge, Subversion, Tortoise che tra l’altro con Sharepoint non c’entrava assolutamente nulla. I dubbi erano principalmente legati al fatto che a quanto pare Tortoise non si comporta in maniera molto robusta quando due utenti effettuano contemporaneamente il check-out dello stesso file ingenerando la possibilità di corrompere i file.

Oggi risollevo lo stesso argomento di fronte all’audience allargata.

Io:”H., ti ricordi i problemi evidenziati rispetto alla possibilità che i file risultino corrotti se adottiamo l’approccio che proponi?”

H.G.:”Sì, certo!”

Io:”E come conti di risolverli?”

H.G.:”In nessuno modo, è una caratteristica del software che intendo adottare e non c’è nulla da fare”

Io:”Ne devo concludere quindi che l’integrità del codice sorgente non costituisce per te un requisito fondamentale di questo progetto”

H.G.:”Bè, direi che questa è la conclusione logica, sì”.

Ottimo: un sistema di controllo di revisione del codice sorgente che non è in grado di garantirne l’integrità.

Quando frequentavo il liceo, il professore di filosofia ci parlò del seguente sillogismo:

“Pietro e Paolo sono Apostoli, gli Apostoli sono dodici ergo Pietro e Paolo sono dodici!

Secondo me lo ha escogitato H.G.

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4 Risposte

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  1. […] Sulla carta è il Project Manager (nonché Amministratore del Sistema, mah). Come già detto in altro post, l’impresa potrebbe costituire la base per un manuale su come non si dovrebbero gestire i […]

  2. maurizio said, on 3 luglio, 2013 at 21:39

    Non capisco perchè con un sillogismo apparentemente perfetto pietro e paolo diventano dodici

    • maurizio said, on 3 luglio, 2013 at 21:40

      vorrei la spiegazione del sillogismo imperfetto di pietro e paolo.grazie

      • pigreco314 said, on 4 luglio, 2013 at 10:19

        Ciao Maurizio, ovviamente avrai notato che questo tutto è tranne che un blog filosofico.
        Trovavo lo studio della filosofia al liceo molto interessante ma non posso dire di essere un esperto.

        Venendo alla tua domanda, azzardo che il problema in quel sillogismo sta nella diversa accezione del predicato “essere” utilizzata nelle due premesse, in un caso qualitativa nell’altro quantitativa.


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