Confessioni di un consulente IT

Lettera di richiamo

Posted in G.M., Management, Persone, Storie Aziendali by pigreco314 on 10 gennaio, 2008

[CHIEDO ANTICIPATAMENTE PERDONO PER L’ECCESSIVO TURPILOQUIO DI QUESTO POST]

Caro G.M.,

è già passato circa un anno e mezzo dalla data della tua assunzione. Come sono volati questi mesi, non è vero?

Sembra ieri: nel senso che in tutto questo tempo, non hai imparato un cazzo.

Confesso di avere avuto nei tuoi confronti un atteggiamento molto forse troppo indulgente: organizzavo webex per insegnarti come ridimensionare un campo testo su un report Oracle, mettevo qua e là punti e virgola in package PL/SQL che dicevi ce l’avevano con te perché si rifiutavano di compilarsi, correggevo amorevolmente la configurazione di memoria della tua macchina virtuale che avevi sbadatamente impostato a 10 gigabyte a fronte di una memoria fisica di 2 . Ricordo ancora le tue aspre critiche ai ragazzi dell’ IT ai quali rinfacciavi di averti assegnato un laptop di merda.

Risuonano ancora nelle mie orecchie le tue accorate richieste di aiuto di fronte ai primi fallimenti che minavano le tue convinzioni e ti facevano dire: “I’m not a developer”, “I’m not an Oracle Report guy”, “I’m not a network guru”, “I’m not a VMWare expert”.

Caro G.M.: ma che minchia sei?

Mi dicesti un giorno: “Mi sento come una motore che può girare a cento ma viene fatto girare a trenta”.

Dove diavolo l’hai nascosto il rimanente settanta?

Il collega P.C., bisognoso di aiuto con i clienti tedeschi, mi chiese se potesse coinvolgerti nella complicata attività di contattare 5 o 6 clienti tra i più importanti e scoprire se ci fossero nuove opportunità di business: telefonare, rivolgere le domande di un canovaccio giù preparato, prendere nota delle risposte.

Felice come un bambino, venni da te a proporti la nuova missione e la tua positiva reazione fu per me come il segnale di un nuovo inizio. E quello è rimasto: un inizio, non è partito niente. Non hai chiamato nemmeno un cliente…

Ho riflettuto a lungo sulla tua riposta quando ti ho chiesto perché non fosse stato fatto nulla: “Cosa credi che mi stia grattando le palle?”.

L’esito della mia riflessione è che prima che tu capisca come funziona il nostro business e come ci si deve comportare con le persone (incluso il proprio manager) io avrò imparato il tedesco, così da mandarti a fare in culo nella tua lingua madre.

Per ora lascerò che della faccenda si occupi l’ufficio del personale.

Cordiali saluti.”

P.S.: Chi di voi non ha possibilità di viaggiare spesso in giro per l’Europa e sente dire di quanto lavorino sodo in Germania, la locomotiva dell’Europa, di quanto si facciano il mazzo i tedeschi, eccetera non creda a questi luoghi comuni: nessuno lavora duro come noi Italiani. Per lo meno nella mia organizzazione.

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3 Risposte

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  1. isadora said, on 21 gennaio, 2008 at 18:44

    Be’, io che in Germania ci lavoro, te ne dico un altro, di luoghi comuni: tutto il mondo è paese (oppure, se preferisci il tedesco, “die kochen auch mit Wasser”). Per dirla tutta, i fancazzisti ci sono anche in Germania, anche se hanno un approccio più professionale anche al fancazzismo 😉

  2. pigreco314 said, on 21 gennaio, 2008 at 21:55

    Ottima definizione 🙂
    Ciao Isa.

  3. […] Gennaio, 2009 Il fine giustifica i media Posted by pigreco314 under G.M., Persone   Oggi G.M. ha deciso di dimostrare spirito di  iniziativa dopo la pessima prestazione data ieri in occasione […]


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